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Escursioni - Trips

ANNO 2009

27.12.2009 - Parco Nazionale delle Cinque Terre (La Spezia)

Dopo la neve, il ghiaccio, l'acqua, ma soprattutto gli anolini, il bollito, il panettone e tutto il resto era necessario rimettere un pò in movimento le nostra membra intorpidite dal freddo e dalle troppe calorie. E' così che è nato un bis ligure a distanza di 15 giorni dal precedente. Dopo il parco regionale di Montemarcello-Magra stavolta abbiamo puntato al Parco Nazionale delle Cinque Terre. Ritrovo all'alba a Fornovo con una bella e selezionata truppa (Nick, Paolo, MaxL, Andrea, GF68 e Marco) destinazione Campiglia, ameno villaggio appeso sul promontorio di Portovenere a cavallo tra il golfo di La Spezia e le 5 Terre. Da Campiglia il giro segue idealmente il sentiero CAI n.1 dell'Alta Via delle 5 Terre fino alla base del Monte Malpertuso (altezza massima del Parco poco oltre gli 800 m) per poi ripiegare e rientrare per la "strada dei Santuari" e la carrozzabile Volastra-Telegrafo. Il percorso parte con una bella mulattiera nel bosco fino alla cosiddetta "Palestra nel verde", un area attrezzata per esercizi ginnici in pieno bosco sul crinale. Da qui si lascia il crinale per scendere verso il paese di Biassa per una incredibile e infinita scalinata che mette a dura prova le sospensioni sia idrauliche che umane. L'utilizzo degli arti per accompagnare i rimbalzi della bici sono infatti fondamentali per evitare di frullarsi il cervello fino a farlo andare in risonanza....provare per credere. Dopo questa divagazione da parco giochi risaliamo per asfalto verso il colle del Telegrafo da cui proseguiamo fino al Bivio Bramapane dove si abbandona di nuovo il bitume per riprendere il sentiero dell'alta via. Proseguendo in leggera salita si raggiunge un bivio da cui inizia il tratto in single track sempre pedalabile. Purtroppo a questo punto inizia la sagra del guasto meccanico (2 forcellini rotti in poche centinaia di metri) che ci costringono a un rientro anticipato visto il tempo perso per le riparazioni. Al ritorno è possibile seguire sempre la linea di crinale del sentiero 1 fino a Campiglia con alcuni tratti (che corrispondono a quelli evitati all'andata) che sono molto tecnici con tratti rocciosi e gradonati. Il panorama è fantastico su tutte le cinque terre fino a punta Mesco. Sullo sfondo si possono ammirare anche le alpi Marittime  mentre da Campiglia il panorama consente di spaziare anche sull'appennino e sulle vicine apuane. Giro terminato senza sporcare le biciclette nonostante la settimana precedente fosse caduta la neve sulle 5 terre, cosa che non succedeva dal 1985. Traccia scaricabile da Everytrail cliccando sul link sotto.

Alta Via delle Cinque Terre


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12.12.2009 - Montemarcello (Lerici, SP)

Il clima ormai invernale ci ha suggerito uno scavallamento degli appennini che si è dimostrato quanto mai azzeccato: giornata mite e splendido sole hanno fatto da corollario a questo giro dall'apparenza ingannevole: pur trattandosi di un percorso su cime poco importanti sul promontorio di Montemarcello si è rivelato assai tecnico. Le bellezze naturali e i panorami sulle Apuane, sulle lontane cime del crinale tosco-emiliano e sul promontorio di Portovenere valgono da sole il viaggio, per non parlare della splendida sensazione di pedalare in un'aria tiepida che da noi è solo un lontano ricordo. Partenza da Bocca di Magra per Montemarcello, Tellaro, Serra per tornare poi verso Bocca di Magra. Il percorso offroad si svolge tutto su sentieri CAI per cui attenzione a eventuali pedoni, soprattutto nel tratto verso Tellaro. Le discese sono consigliate solo a bikers esperti. Se non vi sentite sicuri meglio fare qualche pezzo a piedi. Questo giro sarà la prima uscita stagionale del calendario 2010 del CAI. La traccia come al solito è scaricabile da everytrail cliccando sul titolo qui sotto.

Monte Marcello


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28.11.2009 - Monte Fuso da Lagrimone (Tizzano)

Dopo più di un anno di scambi di mail sono riuscito a fare una pedalata insieme a Peuta e i suoi amici del Parma 80 MTB. Una conoscenza che, finalmente, da virtuale diventa reale. Speriamo di non aspettare un altro anno prima di rivederci. Altro incontro gradito con Alessandro che dopo una sfortunata uscita CAI ci ha di nuovo fatto compagnia lungo i sentieri. Giro anti-fango ed esplorativo. Salita da Lagrimone fino a Rusino per asfalto poi i selciati fino al cippo del Fuso, tutto il crinale fino al bivio per l'ippovia e svolta a 180 gradi per tornare verso Lagrimone lungo i sentieri CAI 759 e 760. Un gruppetto sta alto sul 760, poco ciclabile per fango e frane (sconsigliato) mentre il 759 è molto bello, tutto ciclabile anche col viscido e con parecchi tratti in single track tra castagno e rovere. Da riprovare col secco per aumentare il divertimento. Suggestivo il clima, con il sole e un mare di nuvole sotto di noi a Rusino e con la nebbia lungo la discesa che, celando i centri abitati alla vista, ha reso il paesaggio molto più "wild" di quanto non fosse in realtà.

Foto scaricabili da Flickr e traccia GPS cliccando sul titolo sotto

Monte Fuso da Lagrimone


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21.11.2010 - Monte Pelpi per la Val Toncina (Compiano)

Finalmente sono riuscito ad andare sul Pelpi. Per chi non lo conoscesse è il monte da cui nasce l'acqua Lynx. E' una bella cima isolata tra la Valtaro (Compiano/Bedonia) e la Valceno (Bardi) molto panoramica data la sua posizione e per il fatto che la cima è aperta e abbastanza elevata (1480). Il giro in questione era una esplorazione studiata sulla carta che poteva anche risolversi in un fallimento, invece ne è uscito un signor giro, solo da rifinire leggermente in previsione di portarci gli amici del CAI l'anno prossimo. Il percorso si snoda interamente nel versante Nord-Est del Pelpi ossia la Val Toncina. Le cose più rimarchevoli sono la piacevole ascesa da Farfanaro fino alla cima, tutta in fuoristrada pedalabile (a parte gli ultimi 50 metri per la vetta), la discesa della "costa Agucchia" prima su prati e poi in single track nel bosco, il lungo crinale nord della "Costa di Cereseto" che porta a Pilati: non è una tutta discesa ma un percorso in quota in mezzo alla faggeta molto "into the wild". La partenza è dal fondovalle all'altezza della centrale idroelettrica della frazione di Belli, proprio dopo il ponte arrivando da Bardi. Il percorso fatto è il seguente: Centrale dei Belli, proseguimento lungo la valle del torrente Toncina, Case Scapini, Farfanaro, salita per mulattiere fino all'innesto della strada per il Pelpi, cima Pelpi, costa Agucchia, pian dell'Asse, Costa di Cereseto, Lago Lobbia, Pilati, Pareto di Credarola, Granelli, Centrale idroelettrica. 32,77km e circa 1100 metri disl. circa.
Consigli: la salita Ca'Scapini-Farfanaro in buona parte è a spinta per il fondo scavato dall'acqua, forse meglio fare l'asfalto fino a Farfanaro, soprattutto nella stagione umida. Giro senza punti di riferimento, obbligatorio l'uso del GPS. Attenzione al periodo della caccia, noi ci siamo imbattuti in una battuta al cinghiale e...nel cinghiale che ci ha  attraversato la strada inseguito dai cani sul crinale del Pelpi. Se incontrate cacciatori chiedete che avvisino via radio che siete sulla strada. La traccia GPS come sempre è scaricabile da everytrail.com cliccando sul link qui sotto

Monte Pelpi


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1.11.2010 - Monte Cervellino (Corniglio)

Avevo voglia di rifare un giro antico, di quelli fatti nei primi innocenti anni di girovagare per l'appennino in sella ad una mtb, anni in cui non si stava tanto a soppesare la ciclabilità del percorso bensì si andava all'avventura, con l'idea di scoprire i luoghi, ma anche i limiti di questo "nuovo" sport che ci aveva fulmineamente contagiato. Il crinale tra il Cervellino e il Passo della Sillara, era uno di quei luoghi "della scoperta" che calcammo in quei tempi (addirittura fino a raggiungere il mare) e che oggi abbiamo rivissuto. Il percorso ad anello qui descritto è un'incompiuta, per come intendo io i giri in MTB: almeno metà del dislivello negativo di questa traccia si svolge su asfalto e quindi il giro può essere migliorato. E, prima o poi, lo sarà. Resta un giro consigliatissimo, soprattutto in questa stagione autunnale, sia per i panorami che questo tratto in quota (tra i 1300 e 1500 m) ci concede, sia per i colori, e sia per alcuni tratti di percorso molto divertenti (soprattutto la discesa dalla vetta del Cervellino). Per godere di queste cose occorre però un minimo di spirito di sacrificio per affrontare diversi tratti a spinta, ancorchè non lunghi. Il percorso della traccia parte da Ponte Romano (Corniglio), sale fino a Braia per asfalto, poi su strada bianca raggiunge Cà del Monte, amena località di due case in una radura ai piedi del Cervellino con vista mozzafiato sull'alta Val Parma e Val Bratica. Da Cà del Monte (passaggio dietro la casa su sentiero non segnato), a spinta si raggiunge una sella che in poco conduce ai piedi del crinale principale tra Val Parma e Val Baganza che si raggiunge con pochi metri di dislivello a spinta. Il crinale si sta rinaturalizzando dopo essere stato devastato da un metadonotto della Snam. Purtroppo il rimboschimento effettuato è stato decisamente mal riuscito e le piante, oltre ad essere morte, sono circondate da un inutile recinzione che ora, divelta da animali e agenti atmosferici, costituisce un inutile ingombro al passaggio e, in prospettiva, una fonte di rifiuti metallici da smaltire (da parte di chi ? questa la domanda). La cima del Cervellino (1495 m) è molto panoramica in tutte le direzioni. Dalla vetta parte subito una bella discesa su un single track su lastre di pietra in contropendenza: in condizioni asciutte il grip è eccellente (col bagnato temo di no). Si prosegue su sentiero fino alla sella dove un tempo arrivavano gli impianti sciistici di Fugazzolo. Si prosegue fino a raggiungere la rupe isolata (sovrastata da antenne) della Maestà di Graiana che si raggiunge dal versante bercetese. Si ricomincia quindi a salira prima pedalando e poi spingendo fino al monte Barcone e quindi si raggiunge il Monte Polo, ultima cima del giro prima di iniziare a scendere. La discesa dal monte Polo inizia su un idilliaco pratone in quota e prosegue quindi su una mulattiera molto veloce e divertente, prima smossa (e ora coperta da foglie) e quindi più filante, sempre facendo lo slalom tra le recinzioni metalliche delle piantumazioni. Si arriva quindi al bivio per Roccaferrara (tabelle CAI). A destra si raggiungerebbe in pochi metri il passo della Sillara, sulla provinciale che collega Berceto e Bosco di Corniglio. Noi andiamo a sinistra e si inizia un lunga e velocissima discesa su fondo sassoso fino a Roccaferrara. Fare attenzione alla velocità poichè il fondo è letale per le gomme (3 forature) e soprattutto attenzione a percorrere le strette stradine del paese a velocità moderata. Da Roccaferrara, raggiunta la strada, si svolta a sinistra e, risalendo poche decine di metri si raggiunge La Villa da cui si segue l'asfalto fino all'auto.

Monte Cervellino

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18.10.2009 - II raduno nazionale MTB CAI - Val Rosandra-Monte Cocusso-Altopiano Est-Basovizza

Domenica mattina alle 9, davanti alla vecchia stazione di Moccò, costruzione in tipico stile austroungarico, ci siamo ritrovati in un centinaio per pedalare insieme sull’altipiano carsico. Gli efficientissimi accompagnatori del gruppo Vulkan ci hanno diviso in gruppetti più piccoli e a partenze scaglionate abbiamo cominciato la nostra giornata in bicicletta che prevedeva il rientro per le ore 15 circa. La salita si è svolta ancora una volta per la bella ciclabile della val Rosandra ma per l’occasione i ragazzi ci hanno fatto anche da brillanti ciceroni illustrandoci i punti notevoli e le emergenze naturali che incontravamo lungo il percorso. Così abbiamo ammirato inghiottitoi carsici, la cima del monte Carso dall’altra parte della valle, il corso del torrente Rosandra, unico fiume di superficie del carso triestino, il cippo ad Emilio Comici sul Carso, la chiesetta di Santa Maria in Siaris su uno sperone calcareo a picco sul torrente. Ma soprattutto è stata protagonista la Storia. In particolare la storia recente con i segni sul territorio ma soprattutto sugli uomini. Così i ragazzi ci ricordavano come, proprio nel punto in cui noi stavamo tranquillamanente pedalando, sul limitare del confine con la ex-jugo loro stessi non avevano mai messo piede fino al 1991. Anche solo pensare di avvicinarsi (non oltrepassarlo) al confine era una temerarietà che poteva costare l’arresto se non peggio. I graniciari (guardie di confine) non vedevano l’ora di poter fermare qualcuno (a volte anche in territorio italiano) per potersi vedere assegnare qualche licenza premio che consentisse loro di tornare a casa in Kosovo, Macedonia, Bosnia. La ferrovia corre per centinaia di metri parallela al confine e non era raro che ogni tanto qualche raffica di mitra dimostrativa andasse a marchiare i fianchi del trenino che fino agli anni 50 terminava anzitempo la sua corsa a Draga Sant’Elia per poi tornare a Trieste non potendo più proseguire come un tempo fino ad Erpelle.
Siamo quindi saliti sulla cima del monte Cocusso, la cima più alta del Carso triestino (poco oltre i 600 metri) e, poche centinaia di metri più in la, sulla cima gemella del monte Kokos, già in territorio sloveno, abbiamo fatto uno scambio simbolico di gagliardetti con la delegazione slovena che li ci aspettava. Il momento, molto semplice, è stato però molto partecipato con corollario dell’immancabile bora che soffiava gelida da nord-est congelandoci ad ogni pausa.
Lungo la linea di confine abbiamo incontrato le torrette in rovina dei graniciari con le loro incisioni in cirillico per combattere la noia di interminabili guardie nel nulla dell’altipiano, abbiamo ammirato il fianco nord del Cocusso dove gli slavi avevano eretto con le pietre una enorme scritta inneggiante a Tito che ancora si può intravedere a kilometri di distanza. Dall’altro lato della valle i ragazzi raccontavano di come, nei pochi giorni di guerra succeduti alla dichiarazione dell’indipendenza slovena, ci fossero state battaglie al confine tra militari jugoslavi e poliziotti sloveni che venivano a prendere in consegna i neo-confini nazionali e di come carrarmati sloveni fossero giunti alle porte di Basovizza, fronteggiati dal nostro esercito schierato per monitorare la situazione. I segni di questi eventi sono così freschi che ancora oggi sull’asfalto di Basovizza si scorgono i segni dei cingolati che vi transitarono in quei giorni. Dietro di noi a 4-5 km in linea d’aria si vedevano chiaramente le antenne della televisione slovena che furono bombardate dai mig Serbi subito dopo che ebbero inizio le trasmissioni della nuova emittente.
Successivamente abbiamo ammirato il panorama su Trieste dal monte Calvo, l’abisso di Trebiciano sul cui fondo, a oltre 200 metri dal luogo di ingresso, scorre il Timavo, il fiume più corto d’Italia, che si inabissa in Slovenia per riemergere a pochi metri dal mare a Duino. Abisso da cui, durante le piene del fiume, l’aria, sospinta verso l’alto dalla pressione dell’acqua che sale, può raggiungere i 140 kilometri l’ora all’uscita dalla botola che ne chiude l’ingresso.
Ma ancora una volta è stata la Storia a tornare prepotente prima della conclusione del giro, con una tappa alla foiba di Basovizza, dove una lapide illustra la tragica stratigrafia della foiba in cui 500 metri cubi di cadaveri sono solo uno dei diversi strati di macerie tra cannoni della prima guerra mondiale e carri armati della seconda.
Trabordanti di tutte queste emozioni abbiamo concluso il nostro giro molto soddisfatti sia per l’esperienza che gli amici triestini ci hanno fatto vivere con partecipazione sia per i panorami ammirati sia per lo spirito di amicizia che abbiamo respirato. E poi dopo oltre 40 kilometri in bicicletta il pasta party che ci attendeva era motivo in più per sentirci soddisfatti.

Val Rosandra - Monte Cocusso - Basovizza

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Cronache slovene (notare lo scalmanato che si sbraccia dietro il gruppo)

   

17.10.2010 - II raduno nazionale MTB CAI - Val Rosandra-San Servolo

Al mattino alle 9.00 si è svolta un’escursione in MTB che partendo dal luogo del convegno (teatro Preseren di Bagnoli della Rosandra) risaliva la val Rosandra (riserva naturale) lungo il tracciato della vecchia ferrovia austro-ungarica Trieste-Erpelle (oggi in Slovenia) e, una volta giunti sull’altopiano carsico ritornava verso il territorio italiano percorrendo strade bianche che attraversano la cosiddetta landa carsica, ossia la prateria dell’altipiano dove anche oggi pascolano cavalli, mucche e pecore. Riaffacciandosi sul limitare dell’altipiano abbiamo potuto ammirare dalle vecchie postazioni jugoslave di confine il panorama su Trieste e la baia di Muggia. Il rientro a Bagnoli si è svolto lungo un divertente single track. All’escursione hanno preso parte una trentina di persone.
Al nostro rientro l’organizzazione ci ha rifocillato con uno spuntino a base di salumi e formaggi e l’immancabile vino a profusione. Da notare, oltre alle bellezze del luogo, anche gli smalianti calzini di lana al ginocchio a rombi del Dondi che surclassava in stile tutti i partecipanti.

Val Rosandra e San Servolo

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26.9.2009 - Monte Fageto (Palanzano)

Giretto mattutino con Nick, Maxl, Andrea e Marcello sul Monte Fageto. Partenza e arrivo da Palanzano (50 min. da Parma). Circa 19 km e 900 metri di dislivello. Tutto pedalabile. Tratti più belli sicuramente il crinale dal santuario della Madonna del Monte al passo Scandelari in mezzo a bellissimi faggi e la discesa in single track "selvaggio" dal passo fino all'inizio della forestale. Risalita alla Madonna del Monte e discesa dal monte Fageto. La discesa fino a Palanzano è molto sconnessa su sfasciume di pietre per cui occorre molta prudenza e, se le avete, mettete le protezioni.

Monte Fageto

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6.9.2009 - Parco dei Cento Laghi

Ultima uscita del gruppo di cicloescursionismo del CAI di Parma. Per la chiusura si va sul sicuro sia per la location che per i percorsi andando a girare "a casa nostra". Per la nostra sezione l'alta Val Parma è infatti il luogo di elezione delle nostre attività. Il percorso è una delle tante varizioni sul tema possibili nella zona. La base di partenza è sempre Bosco di Corniglio da cui seguendo il sentieri CAI si sale per la forestale della Costa Banciola fino ai piedi dei prati del Tavola. Noi siamo saliti ai prati per approfittare della giornata incredibilmente tersa e godere del panorama sull'alta valle, per me sempre bello al punto che lo considero quasi mistico. Raggiungiamo la bocchetta (il valico con la Lunigiana) e poi si scende verso valle. Anzichè ritornare fino alla forestale il Bertè ci svela una deviazione per ricongiungerci al sentiero di Maria Luigia (circa 200 metri prima del ricongiungimento con la forestale a dx): il percorso si svolge probabilmente su un tratto dello stesso sentiero storico a quanto si può ipotizzare dalla massicciata in pietra ancora ben visibile sul lato a valle. Vivamente consigliato. Ripreso il sentiero si sale al lago per il ponte Rotto e dopo la sosta al Mariotti si riprende la via per le carbonaie. Discesa bella liscia e pulita, per me sempre il top. Dai cancelli proseguiamo per la Vezzosa fino al ponte del Cogno per aggiungere un pò più di discesa. Risalita per asfalto fino ai cancelli e proseguimento per i Lagoni. Poca voglia di andare in Badignana  ci fa proseguire dritto per la strada della Colla ma la lasciamo al bivio per Sesta (sx). Discesa prima sassosa poi più liscia fino al ponte. Breve risalita e poi di nuovo giù fino al paese di Sesta Inferiore ora "Museo all'aperto" per le tante opere di Walter Madoi dove ci gustiamo l'acqua fresca della fontana del paese e quattro chiacchiere con un anziano abitante. Rientro a Bosco per asfalto. Da rimarcare la presenza del primo junior nel gruppo (sedici anni).

Parco dei Cento Laghi

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Foto da Flickr:  http://www.flickr.com/photos/bikemonkey/sets/72157622331469202/

14.08.2009 - Beduzzo "Secret Spot" - Beduzzo (PR)

Giretto pre-ferragostano. Da Beduzzo (frazione La Strada) sulla provinciale Massese per Corniglio, si sale alla frazione di Tre Rii e Case Martane (Martano) per rampe asfaltate belle dure. Poi si entra nei campi che si stendono ai piedi di Cozzano che si raggiunge in breve. Si sale dalla chiesa fino al villaggio Pineta (durissimo) e si prosegue verso le case più alte. Si lascia la strada per salire in offroad fino alla cima del monte Pozzo da cui si comincia a scendere nella pineta fino al Passo di Fragno (diverse varianti portano tutte più o meno al passo). Dal passo si segue la strada bianca verso destra e si abbandona quasi subito per raggiungere le antenne di monte Sesiolo. Da qui inizia un single trail ricavato dal nulla in mezzo al bosco di roverella che tra ripidoni, tratti a slalom tra le piante conduce fino alla provinciale a fondo valle. Il percorso presenta alcuni tratti un pò ripidi e con scarsi spazi di manovra in cui i meno abili faranno fatica a restare in sella. La prima volta che lo fate affrontatelo con la dovuta prudenza. Da evitare accuratamente le rampe disseminate nel percorso (alcune veramente alte) a meno che non siate downhiller esperti e comunque sempre con protezioni e casco integrale. Il sentiero non è segnato e quindi senza GPS è difficile individuarlo e seguirlo interamente. E' possibile rifare la discesa risalendo da Tre Rii a Monte Sesiolo per asfalto accorciando di molto il giro ma mantenendo intatto il tratto di discesa più bello.

Ricordo che cliccando sul link sottostante potrete accedere alle tracce GPS e google earth.

Beduzzo Secret Spot

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Foto da Flickr: http://www.flickr.com/photos/bikemonkey/sets/72157621919109631/

02.08.2009 - Monte Penna - Anzola (PR)

Quinta uscita stagionale col gruppo di cicloescursionismo del CAI di Parma. Ad Anzola ci troviamo in diciotto per fare il giro della ciclopista del monte Penna. E' anche il primo giro ufficiale con la nuova maglia bianco rossa del gruppo e l'impatto cromatico è notevole. Il giro è lo stesso già descritto nella relazione del 30.6 e cioè: Anzola-Chiesiola-Pian di Boso-Spora-Passo Tabella-Groppetto-Faggio Tre Comuni-Passo dell'Incisa-Caserma del Penna-Passo del Chiodo-Passo del Tomarlo-Casalporino-Anzola. L'unica variante è stata la salita alla "nave" del Penna dal Passo del Chiodo. La "nave" è una fossa tettonica tra le cime del Penna e del Pennino ricoperta di erba e di fioriture fantastiche. Si riaggiunge salendo circa un kilometro di ottima mulattiera dal passo del Chiodo e si ridiscende dalla medesima via. Acqua disponibile dopo il bivio per Groppetto e dopo il Faggio dei tre comuni. Non ci sono punti ristoro lungo il percorso. Il giro fatto in compagnia è stato ovviamente molto più bello e divertente dell'esplorazione solitaria, merito anche dell'ottima compagnia, molto omogenea e simpatica.

Monte Penna

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25.07.2009 - Parco dei Cento Laghi - Corniglio (PR)

Giretto pomeridiano per prendere un pò di fresco all'aria dell'Alta Val Parma. Per la prima tappa del Pedalaitalia del 28 agosto ci mancava la verifica del tratto Passo del Cirone-Lagdei, spezzone terminale di quella che sarà una giornata lunga e speriamo epica (70 km per 1700 metri di dislivello). Partiamo da Bosco di Corniglio con Ruttok e AndreaDondi scaldandoci le gambe sulla strada per il passo del Cirone. Al passo prendiamo lo 00 in direzione Monte Tavola. Dopo alcuni tratti in sella occorre spingere fino ai prati su quello che in discesa sarebbe un divertentissimo sentiero. Ai prati raro incontro con altri tre bikers parmigiani e, ovviamente, Andrea ne conosce almeno uno (il consorzio agrario deve essere un luogo molto frequentato da chi va in montagna...). Saliamo alla bocchetta del Tavola per fare il breve ma sempre divertente single track del 725 fino all'incrocio con il 723 per Lagdei.  Purtroppo il toboga del 725 (in realtà una leggera variante a lato) è molto sporto di rami e bisogna scendere piano piano per non devastare ruote e deragliatore. Procediamo spediti per Lagdei l fine di arrivare in tempo a prenderci la seggiovia per il Lago Santo. Obiettivo Carbonaie, ma prima una birretta gelida al rifugio. Il Lago è sempre fantastico e bere una birretta col sole basso di fine pomeriggio ammirando le acque smeraldo del lago (e con la prospettiva delle Carbonaie di li a poco ;-) ) è uno di quei momenti che ti fanno pensare a quanto è bello questo sport. All'inizio del sentiero di discesa (il 723 che scenda dalla parte opposta del rifugio  per chi non lo sapesse) sulla destra, su una grande lastra di arenaria, Ruttok mi fa notare tre splendide sculture raffiguranti due teste di profilo e un cavallo alato. Sono ispirate (direi) alla mitologia greca e mi hanno impressionato per la loro eccezionale fattura. Mi dicono che ve ne sono altre intorno al lago. I miei complimenti allo scultore sconosciuto che ha voluto lasciare altra bellezza in un luogo che ne possiede già così tanta. Le carbonaie non tradiscono mai, fondo eccezionale, tratti guidati, altri da far correre, piccoli saltini sui sassi: sempre bello, peccato che questo sentiero sia praticamente unico. Ne approfittiamo per fare un pò di pulizia togliendo tre o quattro tronchi ma ne rimangono alcuni per i quali servirebbe il segaccio, se qualcuno va su, se lo metta nello zaino, in dieci minuti a mano si sega il tronco e si libera il sentiero. Ai cancelli ci dirigiamo verso i lagoni per andare a testare un sentiero ma provato prima. Il sentiero si imbocca circa 500 metri prima dei rottami dell'aereo sulla sinistra (catena e cartello), si tratta di una mulattiera che purtroppo, per almeno metà del suo sviluppo, attraversa l'area di abetaia che si è ammalata in questi anni per cui il bosco è stato tagliato lasciando una ferita enorme e, ovviamente, montagne di detriti sul percorso. La mulattiera sbuca infine sulla strada provinciale poco sopra il ponte del Cogno. A questo punto, avendo ancora un pò di voglia di discesa decidiamo di ritornare su verso i cancelli per scendere a Bosco dalla strada della Vezzosa: arrivati ai cancelli ci si dirige verso Lagdei e alla prima deviazione a destra si scende nel bosco. Attenzione che per scendere a Bosco occorre poi seguire le indicazioni dell'ippovia (i segni della ciclopista ormai sono svaniti). Erano anni che non facevo questa strada e devo dire che l'ho trovata bella, soprattutto il primo pezzo nell'abetaia, e divertente fino al ponte del cogno dove sbuca sulla strada. Dal ponte solito passaggio dal bacino di Bosco fino al paese che attraversiamo in mezzo ad un surreale mercatino con bancarelle gestite da nordafricani e cinesi !?!

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14.07.2009 - Monte Gottero - Adelano di Zeri (MS)

Perlustrazione della discesa Foce dei Tre Confini - Adelano che dovremo fare il 28 agosto nella prima delle nostre tappe del pedalaitalia. Partenza da Patigno (la frazione sede del comune di Zeri, il paese non esiste) per scaldarsi le gambe su asfalto fino a scollinare alla foce di Adelano (o passo Calzavitello) che porta appunto al paese omonimo. Siamo sempre nel comune di Zeri e quindi in provincia di Massa ma orograficamente Adelano appartiene già al bacino del fiume Vara e quindi è di fatto terra Ligure. Da Adelano (Casa Biagio per la precisione) si abbandona la provinciale per Sesta Godano si comincia a salire per una discreta strada forestale che ci porterà direttamente fino alla nostra meta. La strada ha un buon fondo, in alcuni tratti un pò sassosa ma mai troppo. Dopo poche centinaia di metri di salita inizia una serie di tornanti che ci fanno guadagnare velocemente quota e ci portano a vedere i primi scorci panoramici verso la lunigiana e la liguria e, più su, verso gli appennini e le apuane. Ad un certo punto della salita si incontra un bivio, si prosegue sulla sinistra e si perde un pò di quota per poi ricominciare a salire decisamente fino ad un altro bivio dove seguendo i segnavia dell'Alta via dei Monti Liguri (bianco rossi, molto ben tenuti) si svolta a destra e si raggiunge con un ultimo sforzo la fine della strada proprio sul crinale col versante parmense. Qui si segue il crinale a sx nel bosco un single track per qualche decina di metri fino a raggiungere la stele e i cippi che indicano la Foce dei Tre Confini. "Foce" nella etimologia toscana indica un valico e i "tre confini" sono quelli delle tre regioni che qui convergono appunto: Emilia, Toscana e Liguria. Si tratta quindi di un luogo non solo geograficamente molto significativo ma anche storicamente, come testimoniano i cippi confinari ottocenteschi ancora perfettamente conservati proprio ai lati del valico. Il nostro percorso transiterà dalla Foce e percorrerà la forestale a ritroso rispetto alla mia descrizione fino ad Adelano, quindi per Patigno e poi per la provinciale fino a Pontremoli, nel cuore della Lunigiana, abbandonando quindi l'appennino Ligure per proseguire di nuovo in salita verso l'appennino tosco-emiliano. Dalla Foce manca veramente poca strada per conquistare la cima del monte Gottero anche se portarsi la bicicletta è solo uno sfizio per la cronaca, infatti in poche centinaia di metri di sentiero si devono superare circa 240 metri di dislivello che obbligano a spinta con qualche tratto a spalla. Sulla cima il panorama è molto vasto e vario, spaziando dal mar Ligure alla catena appenninica, alle alpi Apuane alle cime dell'alto appennino Genovese e Piacentino fino alla vicina Val Taro. In discesa si può invece rimontare in sella (a parte alcune decine di metri percorse a piedi perchè troppo ripide e sconnesse) raggiungendo in un baleno la Foce e riportandosi quindi sulla forestale si ripercorre il percorso dell'andata in senso opposto. Per chi volesse conquistare la cima del Gottero da Parma senza salire fino a Zeri consiglio di partire da Montegroppo di Albareto e salire fino al Passo della Cappelletta e seguire poi i segnavia della Alta Via fino alla Foce dei tre confini. Poi dalla foce si scende a Squarci.

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1.07.2009 - Monte Bosso - Marzolara (PR)

Uscita infrasettimanale per consegnare e spianare le maglie da freeride del gruppo MTB CAI Parma. Il Balo decide che i Boschi di Carrega sono una meta troppo indegna del momento solenne che dobbiamo celebrare e ci porta nel suo regno: il monte Bosso. Voci narrano che nelle notti di plenilunio su questo monticello boscoso gli dei del freeride escano dai loro garage per disegnare ogni volta nuovi mirabolanti trail dalle linee entusiasmanti, ed è per questo che il nostro "Re Laurino" ci vuole fare partecipi di queste meraviglie. Così dal parcheggio del River inizia la distribuzione delle maglie che in breve ci trasformano da una masnada di dopolavoristi ferroviari in un bel gruppetto di biker carini e perfino fotogenici. Il giro si svolge tra i campi di frumento maturo e di erba medica in fiore che abbinati alla luce ormai crepuscolare rendono il paesaggio molto bello e rilassante nonostante i ritmi smodati di pedalata prodotti dal gruppo, forse sotto l'effetto elettrizzante del nuovo look. Entrati nel bosco seguiamo la nostra guida fino alla cima del Bosso, prima cima ufficiale conquistata dalle nuove maglie e poi tentiamo di inseguirlo giù per i divertenti single track che in effetti si trovano a profusione in questi boschetti. Il Bosso è stata una piacevole scoperta, sicuramente un posto da sfruttare per una uscita infrasettimanale o per una "fuitina"  in caso di tempo limitato. Anche per questo sarebbe un posto da curare a livello di pulizia dei sentieri in quanto frequentato solo da enduristi e bikers e quindi facilmente tendente ad infrascarsi. Al River finiamo la serata di gala in compagnia del nostro amico Andrea venuto anche lui a ritirare il prezioso indumento che, già si vocifera, renda chi lo indossa, oltre che molto affascinante, anche invincibile sulle rampe più dure e leggero come una piuma nelle discese più tecniche......

Per la traccia GPS in formato .gpx clicca qui

 

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30.06.2009 - Monte Penna - Anzola di Bedonia (PR)

Esplorazione solitaria del giro del Penna da fare col CAI il 2 agosto. Partenza da Anzola in alta Val Ceno seguendo una traccia GPS editata a mano fidandomi della capacità di interpretare sulla mappa le indicazioni orali di Nick Bonazzi sempre gentilissimo. La salita parte subito dura prima per asfalto per Chiesiola e poi su una antica mulattiera in alcuni tratti ruspata. Per fortuna il percorso è ben evidente poichè in questo tratto non ci sono bollini e tabelle e mi fido della strada evidente anche se il GPS mi da un percorso diverso ma parallello al mio. Arrivati in vista di pian di Boso compaiono le tabelle che ci accompagneranno puntualmente per tutto il giro e si comincia la lunghissima salita verso il passo della Tabella. Salita lunga ma regolare e soprattutto molto panoramica su tutto il crinale monte Penna, monte Tomarlo, monte Maggiorasca di fronte a me e alle mie spalle le amene praterie di monte Orocco che dividono l'alta Val Ceno dalla Valtaro e dove ancora si possono fare incontri piacevoli con mandrie di mucche libere come una volta. Terminata la prima parte della salita si entra nel bosco e non se ne uscirà praticamente più fino al passo del Tomarlo. Il sentiero, in ottime condizioni di fondo, prosegue seguendo i contorni della montagna in un rilassante lieve saliscendi fino ad incontrare il bivio per il monte Groppetto. Si scende quindi fino ad incunearsi tra queste due curiose formazioni rocciose di origine ofiolitica per poi risalire a compiere un vero e proprio anello intorno al Groppetto e ricongiungendosi al punto in cui si era lasciato il sentiero principale. Proseguendo nel bosco di faggi si arriva alla forestale che in breve conduce alla località Faggio dei tre comuni dove sta sorgendo una struttura ricettiva in stile rifugio montano proprio ai piedi del monte Trevine. Da qui ci si immette nel bacino dei rami sorgentizi del Taro che si raggiunge poi effettivamente dopo aver perso lievemente quota e proprio all'inizio della salita finale che ci conduce al passo dell'Incisa, valico con la provincia di Genova. Da qui iniziano le segnaletiche del parco regionale dell'Aveto che tutela la parte ligure di questa splendida foresta. Dall'incisa si scende in mezzo agli abeti respirando a pieni polmoni un aroma di resina che rimanda immediatamente alle sensazioni che si provano nei boschi alpini. Raggiunta la strada proviciale del monte Penna all'altezza della Casermetta, oggi in gestione al parco regionale che la sta ristrutturando per renderla fruibile dai turisti, si ricomincia a salire in direzione passo del Chiodo. Siamo proprio sotto le pareti strapiombanti del monte Penna che poco si vedono data la vegetazione. Dalla strada si prendono alcune deviazioni all'interno del bosco che fanno evitare il vituperato bitume. Al Passo del Chiodo ATTENZIONE. La tabella arancione della ciclopista indica di scendere a destra per asfalto ma è stata posizionata erroneamente. Occorre invece proseguire diritti per asfalto verso Santo Stefano d'Aveto. Da qui ancora con diversi fuori-dentro dalla strada si giunge ai piedi del passo del Tomarlo che si scala in pochi minuti per terminare le fatiche di giornata. Dal Passo, preso un attimo di fiato, si risale per sentiero per alcune centinaia di metri per raggiungere il punto di partenza della picchiata finale su Anzola. La discesa è quasi completamente su mulattiera dal fondo buono e sufficientemente pulita (tranne gli ultimi tratti ormai ad Anzola dove opere di disboscamento hanno lasciato un pò di rami residui) tuttavia si sviluppa quasi interamente in modo lineare e pertanto si raggiungono facilmente alte velocità, per questo motivo occorre essere prudenti. Il sentiero attraversa la strada alcune volte ma è sempre facile ritrovare l'ingresso dall'altra parte. Verso il fondo della discesa le braccia cominciano a formicolare, segno che l'impegno richiesto da questo lunghissimo scivolo dal Passo fino al fondo valle non è irrilevante. Alla fine si raggiunge Anzola dove ci si può rilassare al bar del paese ammirando le trote che nuotano placide nel torrente omonimo che scorre proprio fra le case. Purtroppo niente foto perchè mi hanno spiegato che la macchina fotografica senza schedina di memoria dentro non funziona....strano pensavo di si.

Per la traccia GPS in formato .gpx clicca qui

14.06.2009 - Salti del Diavolo - Cassio (PR)

Finalmente il primo giro col CAI completato come da programma. Bellissima giornata estiva, bel gruppo e bel giro. Partenza da Cassio, discesa al ponte sul Baganza, risalita a Chiastre, strada per Casaselvatica e poi su verso Piovolo, giù di nuovo verso il castello di Ravarano e rientro in costa sopra Torre con vista magnifica sui salti. Discesa su Chiastre e poi di nuovo giù al Baganza lungo il sentiero degli scalpellini con la sempre magnifica deviazione a picco sul torrente. Risalita mortale sotto il solleone a Cassio e poi, dopo meritata pausa birretta, ripartenza in direzione Casola lungo la via Francigena. Da Casola risalita sulla Cisa e poi scalata finale di Monte Cassio per buttarsi poi a testa bassa lungo l'ultima discesa di giornata che ci ha riportato in paese. La seconda parte del giro è stata portata a termine da un manipolo ristretto di 7 bikers. Percorso senza danni ma con svariate forature che hanno fatto saltare anche le più prudenti stime di durata del giro. Per chi l'ha fatto tutto 8 ore di bici per quello che possiamo definire una giornata di epic riding.

Traccia qui (circa 38 km) 

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06.06.2009 - Fanano (MO)

Trasferta modenese con Balo e Cava. Il "mostro" copre il crinale e ci impedisce di affrontare un girone all mountain previsto per la giornata. Decidiamo quindi di stare più bassi e fare uno dei tanti percorsi XC nella zona di Fanano (precisamente il n.6). Bel giretto con due salite e due belle discese in single track. Specialmente la seconda discesa, a partire da Poggio sopra Fellicarolo è da libidine. Un sentiero sinuoso nel castagneto con qualche bel switchback ma con un ritmo fluente che prolunga la goduria. Al termine del giro facciamo un pò di trail loosing (ci siamo persi) lungo un torrente prima di ritrovare la carrozzabile per Ospitale che ci riporta verso Fanano. Non paghi cerchiamo sulla mappa una risalita pedalabile per un'ultima discesa e individuiamo subito il CAI n.405 che scende da Ca' del Vento (scoprendo poi che in effetti è la parte terminale della discesa del percorso n.2 che avremmo dovuto fare oggi: quando si dice avere l'occhio clinico per i sentieri !).  E' un trail che taglia più volte la strada asfaltata di salita per cui ci sembra adatto per decidere lì per lì quando puntare le bici verso il basso. Il "mostro" meteo che fino a quel punto ci aveva risparmiato fermandosi proprio al limitare del nostro percorso decide di prendersi qualche punto scaricandoci sulla testa per 20 minuti delle secchiate d'acqua: ma ormai la nostra determinazione a portare a casa anche l'ultima discesa di giornata è più forte di tutto. Arriviamo quindi a Cà del Vento e il mostro riconosce la sua sconfitta ritirandosi e facendo uscire il sole giusto il tempo per cambiarci e per la solita paglia del Cava. Pronti via, tutti giù per un goduriossissimo sentiero molto divertente (da strapparsi i capelli una variante trovata a caso dal Balo che infila una sfilza di tornanti da non finire mai) che ci riporta fino in località I Ponti. Da qui in surplace raggiungiamo Fanano dove ci abbuffiamo di pizza prima di recuperare il furgone. I percorsi per MTB nel comprensorio del Cimone sono tutti molto ben tenuti e quasi tutti puliti questo poichè li ci sono veramente tanti bikers e c'è un movimento (anche locale) che funziona molto bene. La conformazione del territorio poi permette di fare tante risalite pedalate guadagnando quote importanti per poi farsi bellissime discese nei boschi di castagni tutto intorno a Fanano. Peccato non essere riusciti a salire più alti ma il posto merita sicuramente una seconda visita. Per chi vuole farci una puntata consigliamo questo periodo perchè è la stagione delle ciliege e lungo la strada vignolese c'è pieno di agricoltori locali che le vendono al pubblico direttamente dal frutteto. Per informazioni sui giri al Cimone visita www.mtbappennino.it dove puoi anche scaricarti le tracce GPS dei percorsi.

La traccia (clicca qui per scaricarla) ha una parte editata a mano tra la strada per Ospitale e l'attacco della salita per Ca' del Vento. Circa 40 km

 

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28.05.2009 - Perlustratio Regii

Giornata di ferie per andare a pedalare in solitaria dopo tanto tempo. Tempo fantastico con una luce che ormai avevo dimenticato. Obiettivo verificare il tratto Lagastrello- Passo Cerreto che faremo il sabato 29 agosto con il Pedalaitalia. Partenza dal ponte del Lagastrello, salita per il sentiero CAI per il monte Acuto. Dopo la località Quattro Fagge si devia a sinistra dal percorso principale per seguire le indicazioni per Succiso. Percorso tutto nel bosco di faggi, quasi tutto pedalabile e ombreggiato. Dalla sella del Fugacciaro si inizia a scendere verso Succiso Nuovo per una strada da legna sempre segnata CAI. Tempo neanche 10 secondi di discesa sui sassi e sono già per terra. Purtroppo metto male una mano e il resto del giro sarà condizionato dalla impossibilità di stringere il manubrio e usare la leva freno anteriore. Fortuna vuole che nel mio kit di pronto soccorso recuperi una bomboletta di ghiaccio spray vecchia ormai di 10 anni ma perfettamente funzionante. Con questo piccolo oggettino riesco a tenere sotto controllo il gonfiore per il resto della giornata e a proseguire il giro. Si scende nella valle del Liocca e si arriva al torrente per un tratto sassoso. Il Liocca in questi giorni è un bel torrente di montagna con tanta acqua e ho avuto qualche problema a guadarlo....peccato che 20 metri più a valle c'era un simpaticissimo ponte pronto ad accogliermi ! Finite le Fantozziadi risalgo verso il passo della Scalucchia per una bella stradina asfaltata dove non ho incontrato nemmeno un auto ma soprattutto dalla quale si gode un panorama magnifico sul nostro appennino orientale e sull'Alpe di Succiso sopra la nostra testa. Al Passo della Scalucchia mi si apre invece la vista sulla valle del Secchia e si può vedere già nitidamente gli alberghi e le piste di Cerreto Laghi. Dal passo si scende un tornante e si lascia l'asfalto per la forestale, che poi si trasforma in mulattiera, che conduce al passo dell'Ospedalaccio costeggiando in quota il fianco del Monte Casarola. La forestale prosegue tra bei panorami in un piacevole alternarsi di ombra e aperture. Transito per l'amena località di Capiola che riceve abbondanti acque dal vallone glaciale del monte Casarola e che qui poco più a valle vengono imbrigliate in un acquedotto. A questo punto, visto l'orario e la mano di un bel colore "viola del pensiero" opto per invertire la rotta. Da qui al passo dell'Ospedalaccio mancano circa 2 km più o meno in quota prima di scendere al Cerreto, per cui si può dire che l'esplorazione ha avuto un buon esito. Rientro alla Scalucchia, scendo di nuovo a Succiso e poi opto per il rientro easy via Miscoso per asfalto. 43 km. 

La traccia (clicca qui per scaricarla) è incompleta nel tratto Sella del Fugacciaro-Torrente Liocca perchè dopo la caduta non ho riavviato il GPS ma è sufficiente seguire i segnavia CAI per Succiso Nuovo

 

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16.05.2009 - Monte Barigazzo col CAI di Parma - Valmozzola (PR)

Finalmente un giro asciutti. Però la fortuna finisce qui perchè l'escursione è stata martoriata da guasti meccanici di ogni sorta (oltre che dalle zanzare...). Nonostante ciò siamo riusciti a fare la prima parte del giro e i più tenaci hanno avuto anche la voglia di risalire sul Barigazzo (pur tagliando per asfalto) per fare anche la seconda discesa che era prevista per la giornata e che, mi è stato riferito, ha entusiasmato i 5 coraggiosi baciati pure da un guizzo finale di sole. Vorrà dire che l'anno prossimo mettero in carnet un bis del Barigazzo con questo trail. La partenza dalla chiesa di Mariano avviene in orario e sotto un pallido sole che presto però ci abbandona per far spazio a nuvolaglie sparse che spesso, salendo di quota, ci avvolgono come in un areosol. Durante la salita avremo un abbandono di un amico un pò fuori forma, tre forature, due catene rotte e un forcellino saltato. Arriviamo ai prati del Barigazzo affamati e ci buttiamo tutti silenziosi sulle nostre tristi vettovaglie da bikers. Recuperato un minimo di energia ritorna la parola e il buonumore, peccato per le nuvole che ci impediscono di apprezzare il panorama a 360 gradi dalla cima e anche di vedere il bel crinale che sotto di noi abbiamo fatto in salita. La discesa comincia subito con i guasti meccanici già citati ma poi, per fortuna, procede senza particolari problemi. Abbiamo così modo di divertirci un pò nel sentiero tra le creste slalomando un tra i faggi, salire sulla Nord per una foto ricordo, salire sul calanco a fare un pò di freeride (per chi se lo può permettere). Questa volta sono riuscito a trovare il bivio per il Castelliere d'Umbrìa e farci un salto a piedi: un luogo veramente suggestivo anche se i resti fortificati sono ridotti a pochi sassi. Alla fine della discesa, ormai a Tosca di Varsi, la maggior parte del gruppo decide per un rientro corto visto l'orario e l'appagamento, mentre cinque veri uomini decidono che la giornata è solo all'inizio e risalgono alla cima per buttarsi a capofitto nella discesa verso valmozzola come da programma. Il gruppone procede a velocità diverse con qualcuno ancora fresco in avanscoperta tra le frazioni di Tosca e altri, ormai da buttare via (compreso il sottoscritto in single speed con una rapportatura da manicomio), che, risalendo le ultime rampe prima del valico verso Castellaro, cercano nello zaino qualsiasi cosa commestibile e bevibile. Dopo la sosta al folcoristico circolo del cacciatore di Castellaro ci salutiamo e raggiungiamo le auto. Il gruppo n.2 giungerà circa 45 minuti dopo pienamente appagato della doppia fatica fatta.

Traccia GPS in formato .GPX

 

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25.04.2009 - Monte Barigazzo - Tosca di Varsi (PR)

Giro esplorativo per verificare la possibilità di attaccare il periplo del Pizzo d'Oca con la discesa per le creste del Barigazzo ad un altro anello salendo dalla Valmozzola. Il giro complessivo sarà quello che vorremmo fare con il CAI il 16 maggio (sempre che il meteo stavolta ci assista). Il giro di oggi partiva da Tosca di Varsi. Bellissimo, vario, con salite pedalabili e costanti, discese lunghe, tecniche o da guidare, natura fantastica e per di più in esplosione primaverile. La salita passa da Michelotti e sale verso il Pizzo d'Oca. Sotto il pizzo, anzichè seguire le indicazioni della ciclopista (abbiamo piacevolmente scoperto che il percorso è tutto tabellato in colore giallo. Grazie mister Bonazzi !) abbiamo seguito il sentiero CAI che con uno strappetto a piedi ci permette però di scavallare in val Noveglia per un bellissimo sentiero. Ricongiunti con la mulattiera principale ci si porta sulla stradona asfaltata/ghiaiata che porta attraverso alcune frazioni abbandonate (Venezia, Pareto, Pianelleto) a ritrovarci sui prati del Barigazzo. Queste frazioni sono molto belle e in una posizione magnifica, ora qualcuno sta cominciando a restaurare le case con le pietre originali e sono una meraviglia. Dai prati parte la sfida per conquistare la cima sui pedali e quindi ci spariamo il ripidone finale fino alla vetta con le ultime energie in corpo. Conquistata la cima ci godiamo il panorama a 360^ purtroppo un pò penalizzato dalla foschia (ma non lamentiamoci va!) dopodiche scendiamo per andare a testare il pezzo di sentiero più interessante, quello che passa tra le creste. Ripreso l'asfalto dopo circa 500 metri si devia a sinistra. Attenzione perchè qui le tabelle sono state (di già) divelte e occorre tenere d'occhio la deviazione sulla sinistra o...il gps. Si comincia prima con una salita tra i faggi e poi, giunti in prossimità di un bivio che indica le due creste (una a dx una a sx) inizia una bellissima discesa a slalom tra i faggi in un bellissimo single reso solo un pò infingardo dalle molte foglie sul fondo. Arriviamo al laghetto delle creste e notiamo come il livello sia molto alto: il sentiero è sommerso e dobbiamo fare un traversino sul ripido fianco boscoso col rischio di un tuffetto fuori programma in caso di scivolata. Riprendiamo a scendere e dopo aver compiuto un largo arco a destra che ci riporta in direzione opposta a quella che stavamo seguendo giungiamo alla città d'Umbria e al lago omonimo. I resti degli insediamenti non sono accanto al sentiero e non ci siamo fermati a cercarli ma sono nei pressi. Sbuchiamo slla asfaltata Tosca-Barigazzo e un pò di dispiacere ci prende per aver finito la discesa. In realtà dopo 500 metri una deviazione in offroad ci ringalluzzisce e prendiamo l'ultimo pezzo di sentiero che presenta una difficoltà tecnica elevata per la pendenza ma soprattutto per le rocce smosse e l'acqua. Finito questo tratto entriamo in un toboga brullo che ci fa intendere stiamo procedendo su un calanco. Lo aggiriamo e ci troviamo di fronte una serie di crestine calanchive che invitano a una piccola foto session. Saliamo a turno sulla cresta principale e proviamo a farci male pedalando in equilibrio sul bordo e poi scendendo ripidamente al termine della stessa. Per gli ultimi tratti di mulattiera rientriamo a Tosca.

Traccia GPS in formato .gpx (22 km, 3h30')

 

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19.04.2009 - Monte Fuso - Sasso di Neviano Arduini (PR)

Dopo la lavata dei Boschi di Carrega eravamo quasi sicuri di fare un'uscita col CAI un pò più asciutta, invece se possibile abbiamo preso una giornata ancora peggiore. A Sasso si presentano in 21 che sono più del doppio rispetto ai 10 temerari dei Boschi: sintomo di grave virus conclamato da dipendenza da MTB. In tre tuttavia, probabilmente beneficiati da una rapidissima cura da antibiotici che neutralizza il virus li per li, decidono che la giornata è troppo umida per inoltrarsi nella "selva nevianese" e ci salutano amabilmente per tornarsene in quel di Reggio Emilia (ragazzi speriamo che agli Scalpellini domenica riusciate almeno a tirar giù la bici dalla macchina). Dopo un piccolo briefing si decide di accorciare il giro evitando il passaggio per la croce di Mediano e Monte Castellaro-Monte Lavacchio per salire direttamente per asfalto fino al centro parco. Durante la salita arrivano i due ritardatari Gigi-Nata che si accodano rapidamente al gruppone. Al centro parco perdiamo un altro membro del gruppo che si era presentato con gomme slick e quindi saggiamente, anticipando il consiglio degli accompagnatori, opta per rientrare anzitempo evitando di rischiare ad inoltrarsi nel fuoristrada. Dopo aver evitato le prime rampe lastricate, poichè troppo viscide e ripide, entriamo nel bosco per cominciare finalmente un pò di sano offroad. Fino al bivio in cui si sdoppia la ciclopista il terreno non è malaccio ma dopo il bivio entriamo in un tratto molto argilloso che ci crea parecchi problemi nel procedere bloccando le ruote a tutti i v-brake muniti. Dopo aver affrontato spingendo la rampa in salita giungiamo in vista di Rusino. Gianfranco buca e mentre mi fermo con lui per la riparazione il gruppo procede salendo al cippo seguendo le rampe di Rusino. Dopo aver sistemato la gomma ripartiamo e decidiamo di raggiungere gli altri passando dalla rocca, sia per evitare le rampe sia per fare vedere il sentiero a GF che non lo conosce. Raggiungiamo la rocca, saliamo a spinta verso la cima e dopo aver attraversato i prati dolci in mezzo alle nuvole raggiungiamo gli altri al cippo. In pochi minuti di pausa il gruppo è già infreddolito e più che pronto per partire per la discesa finale, quindi facciamo un veloce autoscatto e poi ripartiamo subito. La discesa si svolge su un sentiero molto difficile, bagnato e fangoso quasi ovunque. La velocità di progressione è giustamente ridotta e nonostante questo il gruppo scende bene. Si registra una caduta verso la fine del sentiero ma senza conseguenze di rilievo. Giunti al bivio finale del sentiero il gruppo "prudente" devia a destra guidato dal Balo per scendere a Monchio e raggiungere le auto via asfalto. ll gruppo "scalmanati" piega a sinistra per seguire il sentiero CAI che raggiunge la pieve di sasso. Il single track si dimostra molto divertente nonostante le condizioni meteo. Alla pieve, ormai fradici e appagati, si decide di tagliare il pezzo finale di sentiero per raggiungere gli altri alle auto per l'ultimo km di asfalto. Per fortuna è solo un km perchè l'alta velocità e l'acqua che si solleva completano la lavata finale. Dopo aver indossato alla bell'è meglio abiti asciutti in molti se ne vanno dandosi appuntamento per la prossima uscita: difficile da credere ma i matti sono molto più numerosi di quanto si pensi !

Traccia GPS nella sezione sentieri (km 20, 4h30 con soste....e fango)

 

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11.04.2009 - Perlustratio Lunensis - Pontremoli (MS)

Uscita pasquale per verificare un tratto della prima delle due tappe del Pedalaitalia che il CAI di Parma condurrà il 28-29 agosto dal passo Cento Croci al passo del Cerreto. La "Perlustratio" di oggi aveva l'obiettivo di verificare la fattibilità del tratto Villaggio Aracci - Groppoli che costituisce il tratto di mezzo della prima tappa, in pratica l'attraversamento ovest-est della Lunigiana. Il ritrovo è a Pontremoli dove mi attendono Max-Roscolosco e Gianfranco-GF68 per un trio inedito. Da Pontremoli si sale per asfalto verso nord per salire fino al paese di Sergola dove inizia una bella forestale carrabile che porta fino all'innesto sul tracciato del Trekking Lunigiana n.3. Da li salita un pò a spinta un pò sui pedali fino al Monte Afra dove incontriamo l'ultima neve di stagione, per poi ridiscendere fino al Villaggio degli Aracci, villaggio residenziale di seconde case molto più simile ad una ghost town che non ad un ameno luogo di villeggiatura. In realtà il luogo è incantevole ma le numerose case chiuse lasciano una strana sensazione di tetraggine. Dal Villaggio Aracci ritorniamo sui nostri passi per testare appunto il pezzo che ci interessa. Si risale (pedalando) fin sulla cima del Monte Afra e poi si scende surfando sulla neve per un centinaio di metri per riprendere il TL3. Da qui si segue una forestale che resta su uno spartiacque minore della valle del Verde fino a Prà del Prete. Giunti al bivio sulla strada per Cervara si scende per un bellissimo toboga nel castagneto fino al torrente Verde all'altezza della frazione di Borgallo. Da qui si riprende l'asfalto e con una salita ripidissima si raggiunge Grondola sulla strada del Passo del Brattello. Dopo una sosta per sciogliere le gambe di marmo e un panino con formaggio locale si riparte in direzione di Succisa o meglio Villa Vecchia, splendido paesino separato dalla vicina frazione di La Colla dall'autostrada della Cisa che qui evidenzia tutti gli aspetti abbrutenti della mano dell'uomo sull'ambiente: l'autostrada infatti passa letteralmente in mezzo alle case tanto che gli abitanti del luogo utilizzano l'autostrada come autorimessa e ricovero attrezzi. Successivamente si transita per Pollina di Succisa fino a giungere sulla statale della Cisa all'altezza della frazione Case Rotelli. Qui si ritorna in fuoristrada per seguire una bellissima e antica mulattiera che ci condurrà dopo un guado e il superamento di un ponte in pietra ormai invaso dall'erba fino al paese di Cavezzana d'Antena, ormai in val Magra, dove un acquazzone ci lava dalla testa ai piedi in pochi minuti. Da Cavezzana, dopo aver ammirato le pareti scoscese dell'Orsaro ancora abbondanemente coperte di neve, scendiamo per Groppoli dove ci innestiamo per poco su un tratto della via Francigena che scende dal Passo della Cisa, per raggiungere infine Molinello sul fondovalle da cui rientriamo a Pontremoli.

Traccia GPS nella sezione sentieri (km 55, durata 8 ore pause comprese)

 

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29.03.2009 - Parco Boschi di Carrega - Sala Baganza (PR)

Prima uscita assoluta con il gruppo MTB del CAI di Parma. Il tempo inclemente ha scoraggiato la metà abbondante degli iscritti e a Sala Baganza il primo pensiero di noi coraggiosi è quello di rifugiarci nel bar per un caffè consolatorio in attesa che avvenga un miracolo metereologico o, più probabile, qualcuno proponga saggiamente di tornare a letto dove potersi produrre nel noto nonchè parmigianissimo "giro gallone" (che non è un giro che si fa in sella ad una MTB...). Quando all'improvviso compare sulla soglia del bar una presenza femminile dai tratti tipicamente germanici  in completa tenuta ciclistica nonchè già completamente bagnata. Il silenzio del gruppo viene rotto da una voce sul fondo che azzarda un "ma tu da dove vieni ?" la risposta della valchiria: "da via Trento" (!!!) ci riporta tutti bruscamente alla realtà: da quel preciso istante nessuno ha più pensato di potersene tornare impunemente a letto rimandando la poveretta a casa facendogli fare 30 kilometri di asfalto sotto l'acqua. In un silenzio carico di vergogna per aver fatto questi pensieri da deboli omuncoli latini (io) ci avviamo rapidamente alle auto e ci cambiamo come se niente fosse. L'effetto shock produce però subito i suoi effetti perchè improvvisamente l'umore della truppa migliora e si comincia a realizzare la comicità della situazione nonchè a realizzare che un pò di pioggia non ha mai ammazzato nessuno. Nel frattempo arriva anche puntuale il nostro presidentissimo che ci viene a portare un saluto benaugurante per questa nuova avventura del CAI di Parma e a darci la spinta definitiva al via.  Autoscatto per la stampa e poi siamo pronti a partire: anzi no. Ancora prima di uscire dal parcheggio abbiamo già collezionato una foratura, prontamente riparata, e due cadute sotto il portico del palazzo: se il buongiorno si vede dal mattino sarà una giornata fantozziana.  E invece no. La truppa parte verso i boschi di buon umore e il giro proseguirà così fino alla fine senza problemi fisici o tecnici. Il giro ovviamente si è svolto completamente sotto la pioggia ma ciò non ci ha impedito di chiacchierare, scherzare, provare qualche passaggio tecnico e fare qualche foto. Anche i biker meno esperti hanno avuto la soddisfazione di restare in gruppo e fare con tranquillità un percorso reso insidioso dall'acqua. Qualcuno ha visto cose nuove e tutti alla fine eravamo soddisfatti di aver resistito alla tentazione di tornarcene a casa asciutti, soprattutto si è colto da parte di tutti la voglia di ritrovarsi presto per il prossimo giro insieme.

 

 

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14.03.2009 - Monte Fuso - Rusino (PR)

Il giro di oggi aveva il duplice scopo di ispezionare lo stato del sentiero di crinale del monte Fuso dopo l'inverno e divertirsi un pò provando qualche nuova variante del giro del Fuso. Inoltre era anche il primo vero giro da Monkey Rider del prode Gigi che può finalmente fare sfogare la sua Canyon Nerve AM da un milione di dollari. Partenza da Sasso e risalita super tranquilla per asfalto fino al Centro Parco del Monte Fuso. Da li abbiamo preso la ciclopista che parte subito con le mitiche rampe lastricate che ogni volta sono una sfida per ogni biker che si rispetti. Seguiamo il percorso giallo e proviamo la prima variante che aggira un monte senza nome parallelo a Monte Faino. Sicuramente merita perchè evita un tratto di asfalto per raggiungere Rusino ma soprattutto perchè questo piccolo monte è una balconata naturale verso le montagne che invita ad una sosta fotografica. Purtroppo la nostra giornata si presenta bella ma il crinale è avvolto da una densa foschia. Raggiunto Rusino proseguiamo brevemente in discesa sulla strada asfaltata fino ad imboccare sulla nostra destra il sentiero CAI (frecce) che porta alla rocca. Il sentiero è un bel single track che costeggia i campi e poi entra nella faggeta portandosi sotto l'imponente torrione della rocca quattrocentesca recentemente consolidata e quindi in buone condizioni generali. Un tavolo da picnic ci invita a uno spuntino prima di assalire la rampa per la cima. Facciamo due foto salendo alla rocca e poi ci avviamo bici al fianco per i 100 metri di dislivello che ci separano dalla cima a 1130 metri. In realtà non è necessario spingere fino in alto e possiamo avere la soddisfazione di conquistare la vetta (antenna) in sella. Variante 1 testata. Questa porzione di percorso ci ha fatto subito nascere il tarlo di provarla in senso inverso: infatti la discesa dalla cima fino a Rusino sarebbe molto bella poichè tutta in single track e anche tecnicamente avvincente nel pezzo che scende alla Rocca: materiale per prossime uscite. Dalla cima si scende dolcemente verso i "prati dolci" dove diversi caprioli scappano saltellando alla nostra vista. Il tratto di sentiero da Rusino ai prati si svolge su sentiero CAI con segni ormai poco leggibili ma sempre facile da seguire per la sua linearità (resta sulla linea di crinale). Ritroviamo a questo punto i segnavia gialli della ciclopista che ci conducono in breve alla salitella pedonale per il cippo.  Solito autoscatto di rito e poi via in assetto da discesa. Il sentiero è asciutto e pulito ed è un piacere tirare le curve al massimo cercando tutti gli appoggi possibili. Arrivati al punto in cui la ciclopista abbandonerebbe il crinale per piegare a destra noi svoltiamo a sinistra (segnavia CAI) scendendo dalla parte della Val Toccana. Da qui seguiamo fedelmente i segnavia CAI che ci portano dopo alcuni cambi di direzione a ritornare sulla strada asfaltata all'altezza della Pieve di Sasso. Variante 2 testata ! Il pezzo aggiuntivo di discesa merità sicuramente anche se essendo meno battuto è un pò invaso da ramaglie. Attraversiamo la strada e sulla destra della stradina che sale alla Pieve si individua un single track poco battuto che scende; Proseguiamo quindi in discesa e, dopo aver rimosso alcuni tronchi caduti sul percorso, ad un certo punto ci accorgiamo di essere scesi troppo in quanto vediamo le case di Magrignano troppo vicine a noi. Dietrofront fino a trovare il bivio giusto. Come al solito in discesa si tendono a scartare le strade che risalgono ma la deviazione giusta piegava a sinistra risalendo proprio per qualche decina di metri fino a transitare giusto sotto la rupe rocciosa su cui è posta la Pieve e da li si sbuca sul tornante della strada a poche decine di metri dal paese di Sasso dove abbiamo l'auto. Variante 3 fatta. Anche questo pezzo può aggiungersi alla discesona del crinale del Fuso per andare a rimpolpare il dislivello negativo che da 1117 (cippo) ci porta a 567, 550 metri di buona discesa per un giretto di 3 ore e mezzo non è male. Complimenti d'obbligo a Gigi per aver affrontato il giro in scioltezza nonostante non fosse proprio una passeggiata: ancora un altro giro così ed entrerà a pieno diritto nella pagina dei Monkey Rider !

Traccia GPS disponibile nella sezione sentieri

 

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28.02.2009 - Boschi di Carrega - Sala Baganza (PR)

Dopo aver ricevuto l'ottima notizia dalla direzione del Parco circa l'ultimazione dei lavori di rimozione dei tronchi, sollecitata dopo il giro precedente e qui documentata (Vedi pagina Archivio Ride), sono andato, anche su loro invito, a fare un giretto di ispezione. Il sentiero è stato completamente sgombrato ed è perfettamente percorribile in sicurezza e divertimento. Anche il fondo del sentiero è asciutto e sufficientemente pulito per cui non ritengo sia necessario organizzare le sessioni di pulizia con i volontari. Ho ringraziato a nome di tutti la direzione del parco per il rapido ed efficace intervento. Sono molto felice di come sono andate le cose perchè con un pò di iniziativa da parte di tutti abbiamo ottenuto ciò che desideravamo con soddisfazione reciproca. Speriamo di poter avere questa collaborazione da parte anche di altri enti al momento opportuno per continuare a godere dei nostri sentieri preferiti in sicurezza. La primavera sta arrivando a grandi passi e le prime fioriture stanno già cominciando a colorare il sottobosco. Per fine marzo il parco sarà splendido e speriamo di passare una bella mattinata in compagnia. Speriamo ci raggiungano anche gli amici del CAI di La Spezia che esordiscono anche loro come gruppo MTB.

 

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31.01.2009 - Boschi di Carrega - Sala Baganza (PR)

Primo giro dell'anno. In pochi intimi (Nick e MaxCigolic) proviamo a tastare il polso ai sentieri dopo le copiose nevicate invernali. Decidiamo di andare a dare un occhiata ai Boschi, luogo tra l'altro della prima uscita stagionale e assoluta del gruppo MTB CAI. Il risultato lo potete vedere nel collage fotografico di apertura. Un disastro. 29 tronchi ostruiscono il percorso rendendolo fastidioso quando non pericoloso (vedi mappa sotto con i waypoint). Ho inviato tutto il materiale alla direzione del Parco chiedendo che prendano provvedimenti in vista della bella stagione ma ho anche dato la disponibilità di manodopera (la mia) per andare a rimuovere i tronchi se ne avessero bisogno. Vediamo se mi risponderanno. Se avete tempo e voglia scrivete anche voi due righe a questi indirizzi per sollecitare l'intervento:

info@parcocarrega.it, parco.carrega@libero.it, tecnico@parcocarrega.it

Se non avete voglia di pensare a cosa scrivere potete copiare le seguenti due righe:

Alla cortese attenzione della Direzione Parco e del Servizio Tecnico Agroforestale.

Buongiorno, sono un appassionato biker e frequentatore del bel percorso MTB dei Boschi di Carrega. Purtroppo attualmente il sentiero si presenta in condizioni di scarsa percorribilità e poca sicurezza a causa dei numerosissimi tronchi caduti sul percorso. Vi chiedo di attivarvi in vista della bella stagione per la rimozione degli stessi e la messa in sicurezza del percorso.

Confidenti in una vostra risposta vi porgo i miei

distinti saluti

vostro nome e eventuale telefono.

Se poi mi risponderanno e dovessero accettare la proposta di manodopera ogni volontario che abbia due braccia funzionanti (e magari abbia una motosega...e la sappia pure usare) è ben accetto. Se volete segnalarmi la vostra diponibilità mandatemi due righe a piergiorgio.rivara@tiscali.it

Aggiornamento al 2 febbraio 2009. Vi riporto la pronta risposta da parte del Parco:

 

"gent.mo Sig. Rivara,
 
sono Enrica Montanini Responsabile delle attività del Parco e Presidente UISP di Parma.
Ho parlato i giorni scorsi con il vostro Presidente CAI anche delle vostre uscite in mtb, quindi avevo già presente il Programma. Con il Dott. Vanini ho convenuto:
 
- per la rimozione di tronchi molto grandi, provvederemo direttamente noi
- per la rimozione di parti piu' ridotte di tronchi o alberi e per la pulizia del sentiero, come accade anche con altri gruppi di ciclisti, potete collaborare dandoci davvero un prezioso aiuto. Il mio collega vi preparerebbe una nostra autorizzazione scritta per questo: ci occorrerebbe il nome di un referente e il riferimento della'Associazione e del Gruppo (credo CAI?!) Normalmente, attività di questo tipo, possiamo programmarle il sabato mattina pomeriggio o la domenica mattina, ci sarebbe qualcuno di noi a coordinare e poi, in genere, il parco offre uno spuntino.
........ 
Le chiediamo inoltre un incontro in tempi brevi, per una verifica del percorso e per programmare eventuali attività di pulizia e rimozione rami e tronchi.
  
Enrica Montanini"

Sul forum seguite il resto della storia (clicca qui) in attesa delle giornate delle grandi "pulizie di primavera" ;-)

Sul giro poche parole: ho provato un 29er dopo un anno di fullazza da 150: beh a fare questi percorsi c'è differenza. Non so se fossero le ruote da 29 ma sono andato bene e non ho quasi fatto fatica. Abbiamo fatto un paio di deviazioni interessanti. La prima per vedere il laghetto del Casino dei boschi (entrati dal cancello prima di svoltare a dx per salire nel parco tirare dritto 40 metri) la seconda per vedere il lago Grotta sopra il lago della Svizzera: molto carino e con un paio di curvette da fotografare con piccolo guado finale. Bello anche il rientro dai prati retrostante il giardino dei boschi fino al cancelletto che rimette sulla strada. Come sempre grande pace e tanti caprioli che rendono questa passeggiata sempre molto rilassante e appagante nonostante l'assenza di adrenalina.