|
|
Escursioni - Trips 15-10-2010 - Monte Molinatico (Borgotaro) Il giro di oggi non è un giro qualunque. Posso dire che è stato il più bel giro che ho fatto quest'anno ma soprattutto che mi ha ridato un sacco di sensazioni "antiche", di quando si andava in MTB le prime volte solcando sentieri isolati, impervi e in luoghi di solitaria bellezza. Innanzitutto c'è da dire che è un giro inaspettatamente ciclabile pur correndo quasi interamente (la discesa) su sentieri CAI. E poi non è un giro per tutti i gusti e le gambe: 46km per circa 1900 metri di dislivello. I colori dell'autunno e le foglie che ricoprivano interamente il sottobosco sono state una componente che ha arricchito con un tocco di magia questo percorso che, se potessi, rifarei domattina. L'anello che descriverò non è l'unico possibile per godere delle discese che abbiamo fatto anche se, per concatenarle tutte penso sia obbligato. Ma avendo meno tempo a disposizione o volendo provare solo alcuni tratti le possibilità sono davvero tante e io stesso ho già in mente di provare altre combinazioni (ormai purtroppo penso l'anno prossimo) Partenza da Ostia Parmense, sulla vecchia fondovalle del Taro, ormai soppiantata dalla superstrada e quindi piacevole e tranquilla strada pianeggiate fino a Borgotaro (circa 8 km che volano via). In alcuni tratti è addirittura ghiaiata (come la natura si riappropria velocemente del suo spazio !). A Borgotaro si segue la strada per il passo del Bratello e dopo poco si abbandona per svoltare a sinistra e salire verso la località Case Vighini (Vighèn in locale). La salita può essere tagliata per diversi pezzi utilizzando un sentiero ma, visto il kilometraggio complessivo del giro, non lo consiglierei. Noi abbiamo optato per salire tranquilli per asfalto godendoci comunque l'atmosfera dei castagneti e il primo sole del mattino che finalmente riusciva a bucare le nuvole. Arrivati a Case Vighini finisce l'asfalto. Ci fermiamo un minuto per ammirare una doppia fila di castagni secolari che attraversano un bel prato in cui pascolano pacifici dei bei manzi che presto diventeranno ottime costate. La strada carrozzabile ora prosegue su buon fondo sterrato con solo alcuni strappi un pò più ripidi ma complessivamente senza troppa fatica si giunge in quota, sullo spartiacque con la Toscana, in località Monte Croce di Ferro. Da qui si pedala sul versante sud, quindi in territorio massese, e il fondo diventa leggermente più tecnico ma sempre ottimamente pedalabile. Siamo infatti sulla strada di servizio che viene usata per l'accesso alle antenne poste della vetta del Monte Molinatico (durante la salita incontreremo infatti i tecnici della Wind che scendevano a bordo del loro fuoristrada). La strada sale con pendenza regolare fino ai piedi della vetta, in corrispondenza di nuovo del crinale, dove incontriamo il sentiero 00. Per la cima basta continuare altri 5 minuti sulla strada ma noi non abbiamo voglia di rattristarci alla vista di quella tremenda distesa di antenne che occupa tutta la cima del povero Molinatico e prendiamo subito alla nostra destra lo 00 in direzione del passo della Cisa. Si comincia subito a scendere per bei prati aperti per poi entrare in un bosco magico che non abbandoneremo più praticamente fino a Belforte. Il primo tratto di discesa termina ai piedi del Monte Pelata che occorre conquistare superando bici in spalla una piccola rampa di una ventina di metri, facilitati in ciò da una staccionata posizionata ad arte. Superato il tratto più ripido si può mettere a terra la bici e in altri 2 minuti si arriva in cima a questo piccolo monticello pratoso. Da qui si ricomincia a scendere immersi in un bosco fantastico, isolato, perfetto, dove l'unica fonte di inquinamento visivo sono i cartelli delle riserve di caccia. Anche i numerosissimi cippi confinari del ducato contribuiscono a rendere questo percorso quasi mistico. Le piccole risalite che incontrano prima del monte Grotta Mora non si sentono nemmeno. Di nuovo si comincia a scendere, sempre seguendo lo 00, fino a compiere una evidentissima svolta a gomito a sinistra e piegando verso nord. Si segue sempre il segnavia CAI e in poche pedalate si giunge ad un evidente bivio con frecce indicatrici. Alla nostra destra lo 00 prosegue per il Passo della Cisa, ormai vicinissimo, mentre la nostra strada prosegue diritta verso nord in direzione Groppo delle Pietre (CAI 837) per intercettare la linea di crinale che divide la Val Manubiola di Corchia (alla nostra destra) dalla Val Cogena (alla nostra sinistra). Ricomincia quindi la samba della discesa, qui in alcuni tratti un pò insidiosa per le rocce viscide, che ci porta, sempre immersi nel bosco, fino al bivio da cui noi dovremo abbandonare il crinale per scendere a Corchia. Il bivio è un evidente spiazzo con frecce segnavia. Proseguendo diritto si continua sul crinale (direzione San Bernardo), a sinistra si scende direttamente verso Belforte, mentre noi pieghiamo a destra scendendo verso Corchia sul CAI n.833. E qui inizia il parco giochi. Il bosco cambia improvvisamente. Dal faggio si entra in un bosco misto, il fondo è di terra e il sentiero un single track tutto curve con un ritmo continuo e senza trappole nascoste. Il divertimento finisce in un piccolo guado. Si risale 10 metri dal torrente e ci si trova nei pressi della miniera Pietra del Fuoco da poco restaurata a fini turistici e didattici. Nei dintorni sono stati allestiti anche aree giochi per i bambini. Il sentiero in breve diventa una bella strada forestale che attraversa anche un idilliaco tratto di pineta prima di giungere lungo il Manubiola e condurre in una veloce discesa fino alle prime case di Corchia (31,3km). Arrivare a Corchia era un mio chiodo fisso e ne provo l'effetto su Fabio che non c'era mai stato. E' molto colpito dalla bellezza del borgo, e non solo perchè le case sono state ristrutturate bene. Approfittiamo della gentilezza della trattorista che ci apre il bar apposta per noi per consentirci di bere una bella birra e mangiare qualcosa. Ma il divertimento non è certo finito qui. Se saremo fortunati avremo ancora due jolly da giocarci, anche se sono per tutti e tre delle incognite da testare per la prima volta. Ripartiamo per la strada asfaltata uscendo dal paese, le gambe dure dopo la pausa ci fanno pensare male per un attimo ma in fondo abbiamo ancora solo 300 metri di dislivello prima di avere di fronte a noi tutta discesa fino alla macchina. Dopo circa un km si svolta a sinistra in salita lungo una stradina asfaltata in direzione Case Bertoni-Fagiolo. Una stradina killer che non molla mai. E quando si arriva alla fine della strada asfaltata ecco che inizia il cemente, di solito indicatore di pendenze proibitive su strade forestali. In effetti è così ma per fortuna mancano solo tre tornanti prima dello scollinamento. Dove la strada bianca spiana, appena dopo un tornante destrorso occorre svoltare a sinistra entrando nel bosco. Diverse frecce segnavia indicano le direzioni. Noi seguiremo le indicazioni per Belforte. Putroppo non ho memorizzato il numero del sentiero ed essendo nuovo (è stato censito l'anno scorso dal CAI Alta Val Taro) non è ancora presente sulle mappe in mio possesso. Comunque niente paura la strada corre nel bosco senza tentennamenti e è impossibile confodersi. Il percorso qui è una bella mulattiera, mai banale, immersa in castagneti rigogliosissimi: per terra era pieno di castagne di dimensioni veramente importanti e solo la fregola mi ha impedito di fermarmi a raccoglierne un pò. La stradina prosegue piacevole fino a incontrare l'asfalto a poche centinaia di metri da Belforte. Qui volendo in pochi minuti si scenderebbe alle auto per la strada ma abbiamo ancora da provare una traccia che avevo adocchiato durante una visita turistica al locale Castello ormai in rovina. Saliamo quindi, con un ultimissimo sforzo fino al borgo e ai ruderi della rocca sovrastanti e nel farlo notiamo per terra la scritta MTB: probabilmente passa di qui il raduno che ogni anno fanno ad Ostia Parmense. Tranquillizzati da questi indizi positivi imbocchiamo la carraia in discesa che si trasforma quasi subito in un single track stretto e abbastanza sassoso ma mai pericoloso. Si tratta sicuramente dell'antica strada che da Belforte portava al fondovalle. E' infatti ancora presente in molti tratti la massicciata di contenimento su lato di monte (a destra) e a valle. Scendiamo fermandoci ogni tanto per godere del panorama privilegiato che si gode da questo sentiero, il Molinatico alla nostra sinistra, ormai nascosto nelle nuvole, la Val Taro sotto di noi verso Borgotaro, e a destra la parte bassa della valle. Di fronte di vede Tiedoli e il massiccio La Tagliata-Barigazzo, anch'esso seminascosto dalla foschia. Il sentiero termina sulla strada ma dopo un tornante troviamo un altra deviazione che ci riporta sempre sulla strada ma al tornante successivo. Ancora qui piegando a sinistra si rientra nel bosco e si scende fino ad una casa da cui ritocchiamo di nuovo l'asfalto ma, di nuovo, a sinistra si stacca l'ultimo pezzo di sentiero nel bosco che ci porta direttamente sulla strada di fondovalle a 500 metri dalle nostre auto che raggiungiamo dopo aver attraversato il ponte sul Taro. E' un giro di molte emozioni: per i panorami, per i boschi, per i sentieri, per i borghi attraversati, e ovviamente il fatto di avere tutti questi ingredienti insieme è l'aspetto più notevole. Ma certamente non posso nascondere che la cosa che più mi ha esaltato è stato scoprire (o riscoprire in alcuni casi) così tanti sentieri nuovi e meritevoli sulle mie montagne.
|