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Il nuovo film di animazione C’era una volta il Principe Azzurro prova un po' a ribaltare il mito del personaggio del principe che tutti conosciamo raccontato nelle fiabe . Questa volta non si tratta di un uomo il cui fascino irresistibile trae in salvo la fanciulla e alla fine vivranno felici e contanti. Qui la figura del principe ha si sempre il suo mega fascino irresistibile ma questo dono per lui è invece una condanna ! A causa di ciò, tutte le donne del regno si innamorano follemente di lui e per questo tutti gli uomini, invece, lo detestano profondamente.

Dopo aver conquistato i cuori delle tre principesse per eccellenza Cenerentola, Biancaneve e la Bella Addormentata, tutte e tre determinate a sposarlo, il principe dovrà partire per un lungo viaggio e affrontare tre grandi prove di coraggio che lo porteranno a capire quale sia il suo vero Vero Amore, spezzando così la maledizione. Se non dovesse riuscire nell’impresa, prima del suo ventunesimo compleanno, l’Amore sparirà per sempre dal suo regno condannando tutti all’infelicità. In questa missione che si prospetta molto movimentata, tra tribù indigene, oracoli particolari e giganti di pietra, il Principe Azzurro sarà accompagnato da Lenore, una ladra bella e scaltra, ma stranamente è immune al suo fascino, che travestitasi da uomo lo convincerà a fargli da guida.

Prodotto da John H. Williams, già produttore di Shrek, il film nella versione originale può contare sulle voci e le canzoni originali di Demi Lovato, Sia, Avril Lavigne, Ashley Tisdale e G.E.M.


A settembre 2018 il Parlamento europeo ha approvato le nuove disposizioni in materia di tutela del copyright che, tra le altre novità, impongono agli aggregatori di contenuti di versare un contributo agli editori online per la ripubblicazione di una parte dei loro testi: Approvata la nuova direttiva europea sul copyright.

L'evidente obiettivo è quello di battere cassa nei confronti di Google che attraverso la sua famosa piattaforma Google News ripubblica quotidianamente snippet ovvero estratti delle notizie e degli articoli pubblicati su un gran numero di siti web.

Il contenuto dell'articolo 11 della nuova normativa, quello che introduce la cosiddetta link tax, è pericoloso e rischierà di ritorcersi contro quegli stessi editori online che il provvedimento vorrebbe forse tutelare.

Iniziamo col dire che solamente chi soffre di una grave forma di "miopia digitale" può non rendersi conto di quanto inopportuno, controproducente e anacronistico sia il contenuto dell'articolo 11.

Gran parte del traffico di cui beneficiano gli editori online sui rispettivi siti web arriva da Google. Shareaholic ha calcolato che circa il 38% del traffico generato da 250.000 siti web, sia su mobile che su desktop, arriva proprio per tramite del motore di ricerca di Google. Se si aggiungono anche i clic ottenuti mediante il servizio Google News si arriva al 50%; con buona pace dei social network che complessivamente portano visite, tranne casi particolari, per un 18% circa.

La link tax ovvero la fantasiosa manovra per far pagare Google farà un buco nell'acqua

Il grafico realizzato da Shareaholic, che ripubblichiamo, è eloquente e mostra come la parte del leone sia proprio rivestita dal search, con la forbice rispetto ai social che sembra destinata ad ampliarsi.
Il traffico di cui Google è foriero è preziosissimo per gli editori e sono essi stessi che promuovono la diffusione di estratti dei loro contenuti, ad esempio attraverso i feed RSS o la pubblicazione di snippet sui social.

Alla base delle novità normative sembra esserci l'idea di voler "far pagare Google a tutti i costi". In Google News la società di Mountain View non mostra messaggi pubblicitari e i contenuti presentati agli utenti fanno diretto riferimento ai siti web degli editori.
In altre parole, cliccando su un titolo o su un'immagine si viene immediatamente diretti verso la pagina in cui l'articolo è effettivamente pubblicato.

Obbligare Google a versare una "tassa" per ogni contenuto pubblicato in estratto significherebbe darsi la proverbiale zappa sui piedi e non comprendere il valore di un servizio come Google News come leva per aumentare la propria visibilità, il traffico e in ultima analisi i ricavi.

Come abbiamo più volte ipotizzato, adesso l'azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin starebbe valutando di chiudere Google News in Europa se le nuove disposizioni dovessero entrare in vigore.
Lo ha confermato esplicitamente Richard Gingras, vice presidente del progetto Google News, nel corso di un'intervista rilasciata alla testata The Guardian. E non sarebbe la prima volta visto che nel 2014 Google decise di ritirare News in Spagna dopo l'approvazione delle nuove norme a tutela dell'editoria.
Eppure, nonostante le conseguenze nefaste segnalate a quel tempo da tantissimi editori (Chiusura di Google News in Spagna, effetti devastanti), l'Europa sente il bisogno di guardare ancora una volta, a torto, nella stessa direzione. Quando non si imparano mai lezioni…

La chiusura di Google News in Europa rappresenterà un problema anche per gli utenti finali perché renderà molto più difficoltoso l'accesso alle ultime notizie e la ricezione di aggiornamenti in tempo reale, anche sui dispositivi mobili.

Quando il legislatore non conosce i meccanismi alla base del Web e i pilastri fondanti sui quali esso poggia (stranamente Tim Berners-Lee ha aspramente criticato la nuova regolamentazione europea…) si rischiano di fare solamente pasticci, come tanti si sono susseguiti nel corso del tempo.

Da parte nostra (e per quanto può contare non vogliamo un centesimo da Google né da altri aggregatori di contenuti per la pubblicazione dei nostri articoli…) auspichiamo che qualora entrasse in vigore la nuova normativa in tema di tutela del copyright Google provveda ad attivare un sistema di opt-in per quegli editori che volessero contribuire a Google News con i propri contenuti.
A tutti gli altri dinosauri, che pensano di aver trovato un modo per rafforzare i propri ricavi, suggeriamo di studiare l'utilizzo del file robots.txt per bloccare l'indicizzazione dei contenuti, news comprese. Chissà se a distanza di appena qualche giorno questi stessi soggetti non decideranno di fare inversione a U.


Anche se rimarrà come produttore esecutivo per la serie Amazon, Julia Roberts non riprenderà il suo ruolo da protagonista nella seconda stagione di  Homecoming.

THR riferisce che la Roberts aveva firmato il contratto per una stagione, anche se lo show aera fin dall'inizio di due. Amazon non ha commentato se gli altri attori della prima stagione, tra cui Stephan James, Bobby Cannavale, Shea Whigham, Alex Karpovsky e Sissy Spacek, torneranno o no.

Nella seconda stagione del podcast di Gimlet Media su cui si basa la serie, Heidi (interpretata dalla Roberts) cerca invano Walter. Ma la versione di Amazon, diretta da Sam Esmail (che è al timone della serie) sembrava concludere quella storia nella prima stagione, poiché Heidi è in grado di trovare Walter - sebbene la loro connessione continui rimanga ambigua.

Esmail ha detto a THR : "Abbiamo cambiato molte cose rispetto al podcast, quindi la sua seconda stagione non avrà molto a che fare con la direzione in cui sta andando la serie. Stiamo lavorando sulla seconda stagione, ma abbiamo una diversa direzione per il nostro show. Quando mi sono legato al progetto avevo ascoltato i primi sei episodi del podcast, che corrispondono alla prima stagione, e poi abbiamo cambiato tutto. Lo show inizia in modo fedele, poi intorno alla metà vediamo molti cambiamenti e differenze. "

La Roberts potrebbe ritornare in un ruolo da ospite, ma sembra che la maggior parte della storia di Heidi sia finita, e il nuovo focus sarà sull'esplorazione dei loschi rapporti del Gruppo Geist. In molti modi, sembra molto simile al passaggio tra le stagioni 1 e 2 di Mr. Robot, dove è stato dedicato più tempo alle complessità di questo shadow corp e ai gusci senz'anima che lo gestiscono.


Il nuovo horror The Prodigy - Il figlio del male arriva al cinema dal 21 marzo distribuito da Eagle. Ecco il suo trailer italiano:

Il film racconta la sconvolgente storia di una giovane madre che, preoccupata per il comportamento inquietante del figlio di 8 anni, crede che qualcosa di soprannaturale possa influenzarlo. Decide quindi di farlo ipnotizzare, scoprendo che, in effetti, un demone ha scelto il corpo del suo bambino per manifestarsi.

Il super natural horror è prodotto da Tripp Vinson (Il Rito, The Exorcism of Emily Rose) e diretto da Nicholas McCarthy (The Pact), con Taylor Schilling (Orange is the New Black di Netflix), Jackson Robert Scott (It, Fear the Walking Dead), Colm Feore (Thor) e Brittany Allen (Quello che ti tiene Vivo, Saw: Legacy).


Gli articoli 11 e 13 della nuova direttiva UE sul diritto d'autore hanno alimentato il timore sull'effettivo divieto dei cosiddetti “meme” e che le piattaforme di aggregatori di notizie debbano pagare gli editori quando le persone si collegano ai loro siti web. È ancora troppo presto per dire esattamente cosa succederà, il testo dovrà passare altri negoziati e la direttiva ha una minima possibilità di essere respinta durante la prossima votazione del 2019. Qualunque legislazione venga poi approvata, dovrà poi essere attuata dalle singole nazioni, il tutto di fronte a probabili sfide legali. In altre parole, le cose diventeranno più confuse ancor prima che diventino più chiare.

L’obiettivo della direttiva

La direttiva è divisa in due parti, gli articoli 11 e 13. Il loro intento, come viene descritto dai sostenitori, è piuttosto benigno. L'articolo 11 darebbe agli editori il diritto di chiedere un compenso quando le loro notizie vengono condivise dalle piattaforme online, mentre l'articolo 13 stabilisce che i siti web sono responsabili dei contenuti caricati dagli utenti che violano il diritto d'autore.

Entrambe le misure tentano di correggere uno squilibrio del web contemporaneo: grandi piattaforme come Facebook e Google guadagnano enormi somme di denaro dando accesso a tonnellate di materiale creato da altre persone, mentre chi crea contenuti (musica, film, libri e altro ancora) ottiene una fetta sempre più piccola della torta.

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Volente o nolente, Facebook è sempre uno dei protagonisti quando si parla di privacy. / © TY Lim/Shutterstock

Ovviamente, non tutti coloro che sono coinvolti nell'industria creativa si lamentano. Anzi, sono in molti ad aver beneficiato dell’Internet contemporaneo. Ma è ovvio che il web moderno, supportato dalla pubblicità, ha portato le aziende della Silicon Valley a diventare estremamente ricche mentre gli altri settori vengono “silurati” (scusa tanto se esiste il libero mercato, cara Europa!). La direttiva sul diritto d'autore vorrebbe dunque garantire parità di condizioni di concorrenza.

Articolo 11 - La tassa sui link

L'articolo 11 è la cosiddetta "link tax". Questa dà agli editori il diritto di chiedere licenze a pagamento quando le piattaforme online condividono i loro contributi. Qui gli obiettivi chiamati in causa sono i famosi aggregatori di notizie, come Google News ad esempio, ma si teme che la legge possa avere applicazioni più ampie.

Alcune interpretazioni estreme hanno suggerito che questo potrebbe anche impedire ai normali utenti del web di condividere notizie, ma il testo dell'articolo 11 esonera gli individui. I nuovi diritti concessi agli editori "non impediranno l'uso legittimo, privato e non commerciale delle pubblicazioni stampa da parte dei singoli utenti". Tuttavia, non è chiaro cosa si intende per piattaforma commerciale. Che dire dei blog o dei feed RSS che aggregano le notizie esattamente come fa Google News? Che dire di una pagina Facebook da milioni di seguaci gestita da un singolo individuo?

Secondo i critici, persino le versioni nazionali di questa legge non hanno mai funzionato. In Spagna, ad esempio, nel 2014 ne è stata approvata una che obbligava gli editori ad addebitare una certa somma di denaro agli aggregatori di notizie per la condivisione dei loro articoli. Risultato? Google ha chiuso Google News, gli aggregatori locali non potevano permettersi i costi e sono crollati, così il traffico complessivo verso i loro siti è diminuito del 15%. Un'analoga legge fu approvata in Germania nel 2013. Google ha reagito bannando i siti che non permettevano che i loro contenuti fossero condivisi gratuitamente. Anche qui, ancora una volta, il traffico è diminuito e gli editori sono finiti in ginocchio.

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Il nuovo articolo 11 potrebbe portare alla chiusura di Google News in tutta Europa. / © achinthamb/Shutterstock

Articolo 13 - La responsabilità sugli upload

Soprannominato dai critici “upload filter”, l’articolo 13 mi ha fatto venire il mal di testa! Secondo il testo “le piattaforme che immagazzinano e danno accesso a grandi quantità di opere e altri materiali caricati dai loro utenti sono responsabili delle violazioni del copyright commesse dagli utenti stessi”. Quindi, fatemi capire... Le piattaforme e i titolari di copyright devono in primo luogo cooperare in buona fede per impedire che questa violazione avvenga ancor prima che un individuo possa caricare il contenuto?

In pratica significa che le piattaforme online dovranno applicare ulteriori filtri, costringendo siti come YouTube e Facebook a scansionare ogni minimo contenuto che gli utenti condividono, confrontandolo con un database di materiale protetto da copyright. C’è solo un problema in tutto questo: la tecnologia per scansionare tutti i contenuti di Internet semplicemente non esiste!

Altri critici hanno poi ribattezzato la legge in “meme ban”, in quanto questo filtro sugli upload è stato inquadrato come un’arma atta ad uccidere i meme. Secondo i sostenitori del disegno di legge non è così: le parodie e i meme saranno esenti da rivendicazioni del copyright. Ma non è esattamente questo il punto, anche perché essenzialmente i problemi sono due: il primo è che le eccezioni o limitazioni al copyright a livello europeo sono diverse da paese a paese. Il secondo problema è che, anche se i meme non fossero legali, i filtri per l'upload non sarebbero in grado di distinguere un materiale legittimo da uno illegittimo.

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Il Content ID di YouTube ha già commesso diversi errori in passato. / © AndroidPIT

Insomma, niente più scansioni dopo l’upload come il famoso Content ID di YouTube. Le piattaforme dovranno quasi prevedere quello che gli utenti intendono caricare al loro interno. Abbiamo già assistito a diversi errori commessi dal Content ID, vi immaginate come si moltiplicherebbero se dovesse coprire una gamma più ampia di materiale?

E ora che ci aspetta?

Bella domanda! La nuova direttiva sul diritto d'autore verrà discussa in una sorta di dialogo a tre: membri selezionati del Parlamento, Commissione europea e rappresentanti degli Stati membri. Questo processo avviene generalmente a porte chiuse, il che significa che ci sarà poca supervisione pubblica o testate giornalistiche all'interno. È possibile che alcune delle parti più preoccupanti della direttiva vengano rimosse, ma è anche possibile che la direttiva rimanga più o meno la stessa.

Dopo le consultazioni, la direttiva verrà sottoposta al voto finale del Parlamento Europeo nella primavera del 2019. Questa votazione sarà l'ultima occasione per respingere completamente la direttiva. Vale la pena di notare che, sebbene l'intera legislazione sia stata approvata con una buona maggioranza, il voto sugli emendamenti è stato più squilibrato.  Ciò dimostra che esiste già una notevole opposizione. Se il voto finale farà passare la legge, gli Stati membri avranno due anni di tempo a disposizione per integrare la direttiva nella propria legislazione.

Purtroppo ritengo sia improbabile che la direttiva non riesca a passare del tutto a questo punto. Quello che ne conseguirà non sarà sicuramente qualcosa di buono: una delle ipotesi è che ciò potrebbe portare all'arresto totale di alcuni servizi in Europa. Chi impedirebbe ai giganti del web come Facebook e Google di bloccare geograficamente il vecchio continente rendendo i loro servizi non disponibili?

Con tutto il rispetto per i nostri legislatori europei, ma queste leggi sembrano effettivamente scritte da politici che non usano Internet molto attivamente. Il problema è che probabilmente il 70-80% delle persone pensano che Internet sia esclusivamente YouTube, Google e Facebook. Non so voi, ma per me la cosa è grave e la lotta che vede Internet contro l’Europa è tutt'altro che finita.

Pensate anche voi che l'Europa stia un po' esagerando o è solo una mia impressione?


Attraverso un tweet, lanciato nelle scorse ore da uno dei profili ufficiali, Netflix ha rivelato di essere al lavoro sulla nuova serie anime Ghost in the Shell: SAC_2045 basata sull’omonima opera cyberpunk di Masamune Shirow. Il progetto sarà diretto da Kenji Kamiyama e prodotto da Shinji Aramaki, già impegnati nella produzione del lungometraggio Ultraman in arrivo nel 2019 proprio su Netflix, e sulla serie ad episodi Blade Runner per Cartoon Network.



Ghost in the Shell è stato già protagonista di una serie anime realizzata da Kamiyama e composta da due stagioni andate in onda tra il 2002 e il 2004. Lo scorso anno è inoltre arrivato nelle sale l’adattamento cinematografico per la regia di Rupert Sanders e che ha visto tra i protagonisti sul grande schermo l’attrice statunitense Scarlett Johansson.


Il nuovo capitolo della saga, sul quale si hanno poche informazioni in merito alla trama, sarà realizzato utilizzando la tecnica di animazione 3DCG e arriverà nel 2020.




Già da qualche anno ormai il brand cinese Huawei si sta affermando nel mercato occidentale, e in particolar modo in quello italiano, per la qualità dei suoi smartphone. Un lavoro che ha portato il colosso asiatico a issarsi come un vero e proprio punto di riferimento, non solo per i modelli top di gamma, ma anche per quelli di fascia medio/bassa. Anzi probabilmente è proprio su questi ultimi che Huawei riesce a fare la differenza in termini di appeal e prestazioni rispetto ai competitor.

Se poi fate una ricerca sul top di gamma “Huawei p 20: opinioni e recensione”, vi accorgerete che anche sul livello alto siamo vicini all’hype creato da Apple con l’Iphone X.

Ma vediamo quali sono le caratteristiche tecniche attorno alle quali Huawei sta creando le proprie fortune. Cerchiamo di capire cioè, al di là dei singoli modelli, quali sono i punti di forza sui quali fa leva l’azienda cinese.

Display e fotocamera da una parte, processore, scheda RAM, batteria e connettività dall’altra: gli aspetti grafici e funzionali di Huawei

Partendo dal display, non possiamo non notare che la maggior parte dei modelli Huawei è dotata di display LCD IPS, una tecnologia che consente di riprodurre i colori in maniera piuttosto nitida e naturale.

Una prima differenza la si trova tra i modelli di fascia media e quelli di fascia alta: questi ultimi sono dotati perlopiù di display IPS –NEO, che mettono maggiormente in risalto le sfumature e le ombre.

Per quanto riguarda la risoluzione e la dimensione del display, il discorso è abbastanza lineare. Maggiori sono questi due parametri e migliore sarà la qualità complessiva dell’immagine, con lo scotto da pagare in termini economici (costo maggiore) e di ingombro (alcuni smartphone dalle grandi dimensioni del display non entrano nemmeno in una normale tasca).

Il processore e la scheda RAM rappresentano gli aspetti che determinano maggiormente la funzionalità di uno smartphone. Un processore più potente permette di velocizzare le operazioni, mentre una scheda RAM da almeno 2 giga consente supportare più APP contemporaneamente.

Molti smartphone Huawei hanno la modalità dual sim, ma bisogna fare attenzione e decidere se sfruttare questa funzionalità o espandere la memoria dello smartphone con una scheda micro SD. Anche la batteria (espressa in mAh) gioca un ruolo importante poiché determina la durata di un dispositivo rispetto ad un altro.

La connettività è una caratteristica ormai centrale per uno smartphone. I modelli Huawei supportano le reti 4G/LTE, ma occhio ad alcuni prodotti pensati solo per il mercato asiatico. Per sfruttare la rete LTE Advenced invece è necessario acquistarne uno che supporti le reti di categoria 6.

Infine, c’è il comparto foto/video, sempre più importante in uno smartphone. Qui non è solo il numero di megapixel a fare la differenza, come si tende erroneamente a pensare. Alcuni tra i modelli migliori Huawei hanno come fiore all’occhiello una tripla fotocamera posteriore, grazie alla collaborazione con Leica, che offre risultati esaltanti.

Huawei “vs” Honor: una mossa di marketing azzeccata?

Se vi siete avvicinati al mondo Huawei, anche solo per cercare informazioni più dettagliate a riguardo, avrete notato che alcuni modelli sono contrassegnati con il marchio Honor. Si tratta di una trovata che il colosso cinese ha pensato per diversificare ulteriormente la propria offerta, creando una specie di brand nel brand. Honor rappresenta infatti la serie di smratphone dedicato ai più giovani, con un taglio più “sbarazzino” in termini di design e con prestazioni legate alle esigenze del mercato giovanile (attenzione rivolta al comparto foto e alla connettività). In questo si ritrova l’attenzione alla fascia media a cui avevamo accennato in precedenza: gli smrtphone targati Honor sono contraddistinti tutti da un ottimo rapporto qualità/prezzo, una mossa di marketing che a quanto pare sta dando i suoi frutti.

L'articolo Smartphone firmati Huawei, best buy 2018 proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.


Quanti fanno dei viaggi una vera passione staranno già guardando il calendario del prossimo anno per organizzare e pianificare le vacanze.

Analizzando le combinazioni possibili tra Ponti e giorni di ferie da legare alle feste comandate, il periodo pasquale sembra proprio essere quello ideale per programmare una bella vacanza. Nel 2019, Pasqua cadrà, infatti, il 21 aprile. Con un calendario scolastico favorevole, prendendo qualche giorno di ferie al lavoro per abbracciare anche i Ponti del 25 aprile e del Primo maggio il periodo di vacanza diventa abbastanza lungo.

Un’occasione da non perdere per organizzare un viaggio in Europa anche con l’ausilio di portali specializzati nel settore vacanze come Edreams, sfruttando una stagione che dovrebbe garantire un clima già piacevole. Oltre a portare con sé guide e mappe contenenti sia informazioni utili per la permanenza sia luoghi e locali evidenziati che si intendono visitare, per vivere una esperienza di viaggio ancora più completa sarebbe auspicabile imparare alcune frasi nella lingua del Paese in cui ci si trova.

Dotarsi di un frasario del viaggiatore aiuta infatti a calarsi pienamente nella realtà del posto oltre a facilitare la risoluzione dei piccoli inconvenienti che possono capitare anche ai più esperti viaggiatori. Un’idea accattivante potrebbe essere un viaggio in Portogallo, un Paese che offre molteplici opportunità di svago, con tanti luoghi interessanti da visitare.

Con i suoi borghi pittoreschi e le imponenti scogliere affacciate sull’oceano, il Portogallo è una delle più affascinanti nazioni del nostro continente. Grazie alle sue immense bellezze paesaggistiche e architettoniche, riesce infatti a conquistare i gusti dei visitatori e, non a caso, le offerte per il Portogallo sono tra le più richieste dai turisti di ogni parte del mondo.

Ricco di arte e di storia, con un importante passato legato alla navigazione, da sempre contempla al meglio l’antico e il moderno, offrendo scenari unici e un’ottima tradizione enogastronomica. Impossibile non visitare l’incantevole capitale, Lisbona, con i suoi caratteristici vicoli e le chiese gotiche.

Già da sola Lisbona merita una visita del Portogallo. Gli scorci azzurri del fiume Tejo, gli edifici dalle pareti colorate con le tradizionali ceramiche della regione, i tram gialli sono solo alcuni particolari del fascino della città. Inoltre, prenotare dall’Italia un volo per lasciarsi conquistare dalla vivace capitale portoghese è diventato negli ultimi anni sempre più semplice grazie ai numerosi collegamenti. Clicca qui

Tappe obbligate sono la visita all’antico quartiere dell’Alfama, risalente alla dominazione araba o una serata al Bairro Alto, distretto famoso per le tascas, osterie a conduzione familiare, nelle quali assaporare i piatti della tradizione a base di sardine o baccalà. Esperienze da vivere intensamente grazie anche alla conoscenza di alcune frasi in portoghese da poter sfoggiare al momento giusto.

L'articolo Il viaggio perfetto? Organizzazione e conoscenza della lingua proviene da Costozero, magazine di economia, finanza, politica imprenditoriale e tempo libero - Confindustria Salerno.


Mozilla ha appena rilasciato Firefox 64, nuova versione del browser opensource. Anche la release appena resa disponibile è scaricabile da questa pagina, anche nella versione a 64 bit, oppure installabile premendo il tasto ALT dell'interno del browser quindi scegliendo Aiuto, Informazioni su Firefox.

Le novità di Mozilla Firefox 64

Riassumiamo le principali novità introdotte nella nuova versione del browser di casa Mozilla.
Innanzi tutto, seguendo quanto già fatto in Google Chrome, Mozilla ha deciso di non gestire più tutti i vecchi certificati Symantec. Dal momento che molti siti web HTTPS che facevano uso di tali certificati non avevano ancora provveduto a sostituirli, Mozilla ha preferito rimandare l'intervento al momento del rilascio di Firefox 64.

Debutta la funzionalità della quale avevamo parlato a settembre scorso (Firefox suggerirà le estensioni da installare sulla base dei siti visitati): mostrando un avviso nella barra degli indirizzi, il browser di Mozilla suggerirà di volta in volta le estensioni che possono essere installate a seconda dei siti visitati.
Al momento Mozilla si limiterà a raccomandare le seguenti tre estensioni: Facebook Container, Enhancer for YouTube e To Google Translate.

Nel caso in cui il comportamento tenuto da Firefox non andasse proprio a genio, è possibile premere il tasto ALT, scegliere Strumenti, Opzioni quindi scorrere le impostazioni contenute nella scheda Generale e togliere il segno di spunta in corrispondenza della casella Suggerisci estensioni durante la navigazione (immediatamente sotto la voce Navigazione).

Firefox 64, ecco tutte le principali novità della nuova versione del browser Mozilla

D'ora in avanti, poi, gli utenti possono effettuare una selezione multipla delle schede aperte in Firefox: basta tenere premuto il tasto CTRL e fare clic con il tasto sinistro del mouse.
A questo punto le schede selezionate potranno essere aggiunte, tutte insieme, ai segnalibri, spostate in un unico gruppo, inviate a un dispositivo, poste in evidenza (Appunta schede) oppure chiuse.
Con un clic sul pulsante raffigurante tre punti a destra della barra degli indirizzi, scegliendo quindi la voce Condividi, gli utenti di Windows 10 potranno sfruttare una funzionalità di sistema per condividere tutto il contenuto della pagina con le applicazioni selezionate.

Firefox 64, ecco tutte le principali novità della nuova versione del browser Mozilla

Il nuovo Task Manager di Firefox (vedere anche l'articolo PC lento, come stabilire i processi che causano problemi), accessibile digitando about:performance nella barra degli indirizzi, adesso mostra il consumo energetico stimato di ciascuna scheda aperta.
In questo modo è possibile conoscere quali applicazioni web o quali siti, con le creatività contenute nelle loro pagine, stanno impegnando in maniera più marcata le risorse del sistema.

Infine, cliccando con il tasto destro sull'icona di qualunque estensione (mostrata a destra della barra degli indirizzi), si avrà a disposizione un nuovo comando per procedere rapidamente con la sua rimozione.

Con Firefox 64 si è deciso di procedere con la rimozione dei Live Bookmark e del supporto per i feed RSS e Atom.

Stando alle ultime statistiche NetMarketShare-NetApplications riferite al mese di novembre 2018, la quota di mercato appannaggio di Firefox si aggirerebbe intorno al 9%.
Primo in classifica c'è Google Chrome con il 65,6%; a seguire addirittura il vecchio Internet Explorer con il 9,6%. Edge è fermo al 4,2% circa.


È tempo di aggiornamenti per chi si affida a Firefox: Mozilla ha dato il via al rilascio dell’update che porta il browser alla versione 64 su piattaforme desktop (Windows, macOS, Linux) e sui dispositivi mobile con sistema operativo Android. Il software, secondo le statistiche ufficiali, è impiegato da quasi 300 milioni di utenti ogni mese per la connessione a siti Web e piattaforme online.

Firefox 64: le novità

Tra le novità più interessanti relative alle edizioni desktop, spicca quella chiamata Contextual Feature Recommender, al momento però attiva solo negli Stati Uniti. Si tratta di una feature che suggerisce all’utente le caratteristiche del browser a cui fare affidamento e gli add-on disponibili in base alle modalità di interazione con i siti. In altre parole, una sorta di assistente che consiglia come ottimizzare l’esperienza di navigazione. Il funzionamento, chiarisce Mozilla, non interessa la modalità anonima e si basa esclusivamente sull’elaborazione delle informazioni in locale, nel pieno rispetto della privacy: la cronologia delle pagina visitate e delle azioni compiute non viene trasmessa ad alcun server remoto.

Altra caratteristica inedita è quella che riguarda la gestione di più schede in contemporanea. È ben illustrata dal fillmato in streaming di seguito: per selezionare più pagine aperte è sufficiente fare click su quelle interessate dopo aver premuto il pulsante Ctrl (o Cmd per i Mac) della tastiera. Le si potrà così spostare, appuntare, duplicare, zittire oppure chiudere con una sola azione.

Nel caso della chiusura di più schede bisognerà confermare il comando con un ulteriore click.

Firefox 64: gestione simultanea di più schede

Ancora, la schermata Gestione Attività (accessibile digitando “about:performance” senza virgolette nella barra dell’indirizzo) mostra l’impatto energetico di ogni scheda aperta, un’informazione utile soprattutto per chi naviga da laptop o altri dispositivi portatili.

Firefox 64: l'impatto energetico delle schede nella Gestione Attività

Il changelog parla inoltre di un incremento delle performance su macOS e Linux grazie alla Lnk Time Optimization (Clang LTO, già implementata su Windows con la versione 63), una condivisione semplificata delle pagine su Windows, la rimozione degli add-on resa più rapida (dal menu contestuale della barra strumenti), miglioramenti apportati alla policy per andare incontro alle esigenze dell’ambito enterprise, il restyling della schermata “about:crashes” per consultare le informazioni relative alle anomalie e la correzione dei bug individuati nella release precedente. A questo si aggiungono l’eliminazione del supporto ai certificati TLS forniti da Symantec e la necessità di affidarsi alle estensioni per visualizzare l’anteprima degli elementi distribuiti tramite feed RSS.

Decisamente meno ricca di novità la versione di Firefox 64 destinata ad Android, che include più che altro bugfix e migliora l’esperienza di scrolling. Considerando che tra un aggiornamento e l’altro di Firefox solitamente trascorrono dalle sei alle otto settimane, l’update alla release 65 è atteso indicativamente per la fine di gennaio.