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Epic Rides #4 - PEDALAITALIA - Edizione 1 (2009) Il Pedalaitalia si è svolto per la prima volta nel 2009. E' il giro dei monti d'Italia in MTB ed è una manifestazione escursionistica in MTB prommossa dal CAI. La sezione di Parma ha condotto le due tappe appenniniche che transitavano sul territorio della nostra provincia il 28 e 29 agosto 2009. Quella che segue è la cronaca di due giornata fantastiche, giunte al termine di una intera stagione passata a preparare questo evento, 28-29.08.2009 - Pedalaitalia DAY ONE Venerdi 28 alle 4.30 (! non è un errore !) ci ritroviamo al palazzetto per caricare con gli occhi ancora pesti dal sonno le nostre bighe impacchettate sul pullman gran turismo da 50 posti in.....otto. Tempo di sedersi a bordo e la comitiva riprende a dormire come se nemmeno si fosse alzata da letto. Il viaggio si svolge avvolti in una foschia notturna che non ci permette di capire che tipo di giornata sarà: dopo i primi tornanti in direzione cento croci però la nebbia scompare e l'alba ci da il benvenuto: è una giornata splendida. Superiamo il passo e scendiamo al posto tappa presso il Camillo Ranch dove andiamo a prendere il testimone dalla sezione di La Spezia che ha condotto la tappa precedente: il testimone (sotto forma di due ricetrasmittenti che nessuno userà, una bandiera tricolore e una bandiera CAI) si trova esattamente dentro un cestino della spazzatura sotto un tavolino davanti all'ingresso del locale: il bar infatti è chuso poichè, così sembra, le 7.00 del mattino in questa parte dell'alta Val di Vara sono considerati un orario antelucano. Risaliamo al passo dove scarichiamo le bici e le rimontiamo. Mettiamo le tabelle sul manubrio delle bici (in realtà cartelli per segnalare il percorso che tutte le sezioni hanno più saggiamente impiegato in questo modo) e scattiamo qualche foto ufficiale con le bandiere sotto il cartello del passo. Mentre siamo intenti a fare da poser per il nostro autista del pullman arriva sgommando dalla pianura il prode Ezio con il furgone di "Senza Freni" che ci farà da appoggio per tutta la tappa. Vestizione lampo del nuovo arrivato con il giacchino giallo di "Direttore di tappa" e infiliamo nella foto di gruppo anche il nuovo acquisto già calato nel ruolo alla perfezione. Due indicazioni per gli autisti e partiamo. Infiliamo subito il fuoristrada seguendo Gianfranco che ormai conosce il tratto Cento Croci - 3 Confini come le sue tasche. Presto si sbuca sullo stradello sterrato che conduce al passo della Cappelletta. Il percorso in leggera salita ci permette di guardarci attorno e goderci il panorama sulla Val di Vara e le cime dell'appennino spezzino. Noi invece siamo illuminati dal sole radente dell'alba e l'aria profuma di macchia mediterranea: un inizio splendido. Al passo della Cappelletta possiamo vedere la Valtaro ancora avvolta dalla nebbia mentre noi ci stiamo godendo questa mattina fantastica in un silenzio rotto solo dalle nostre chiacchiere e dallo sfrigolio delle gomme sulla strada. Proseguiamo lungo uno stradello sterrato che abbandoniamo per andare a recuperare il percorso dell'alta via dei monti liguri dopo uno slalom tra bide di vacca e passi del leopardo per scivolare sotto reticolati metallici vari. Superati indenni queste difficoltà procediamo nel bosco di faggi tra tratti pedalati e suggestivi tratti a piedi per superare i diversi rii che scendono dal versante nord del monte Gottero. Senza apparente fatica arriviamo quindi alla Foce dei Tre Confini, primo segmento della nostra tappa odierna. Da qui inizia la discesa verso la Lunigiana che ci dovrebbe portare a Pontremoli. A questo punto nella mia testa comincia a prendere forma la pazza idea di non scendere per la provinciale fino al fondovalle ma di provare la variante del Trekking Lunigiana n.3 dal Villaggio Aracci. Purtroppo trovo una spalla a questa mia malsana idea nel prode Gianfranco che, come me, non aveva mai digerito il tracciato di questa tappa. Insieme facciamo una coppia di guide pericolosissime. Riposti i pensieri malefici iniziamo la discesa per la forestale. Dopo le prime curve usciamo dal bosco e possiamo ammirare il panorama verso le Apuane e il crinale dell'appennino tosco emiliano: è veramente lontano, poco più di una linea sfuocata all'orizzonte e noi alla sera dovremo arrivare dietro quella catena di monti. Deglutendo riprendiamo il cammino facendo finta di nulla e subito la discesa ci riprende, anche perchè in alcuni tratti molto sassosa e sconnessa. A poche centinaia di metri dall'asfalto abbiamo il primo guasto di giornata: Marcello lacera un tubeless e a questo punto entra in gioco "SuperEzio": con la radio lo richiamo e in un attimo sale col furgone dalla provinciale fino su al luogo del nostro guasto. Tempo 10 minuti e Marcello è dotato di un Kenda Nevegal nuovo fiammante e siamo pronti a ripartire. Superiamo la foce di Adelano (Passo Calzavitello) e facciamo una piccola sosta per un gelato ad un circolo locale accanto ad un santuario dedicato a Maria. Il Balo ne approfitta per chiedere la grazia per la giornata. Arriviamo al bivio per il villaggio Aracci e qui, con quell'incoscienza che ti prende nelle giornate in cui ti senti felice come un bambino, abbandoniamo la retta via (ossia la noiosa ma tranquilla discesa verso Pontremoli) per risalire faticosamente al Villaggio. Si tratta di un vero e proprio paesino di villette in stile baita alpina costruito in un bosco per seconde case di vacanza. Ad aprile sembrava una ghost town, oggi è un posto veramente molto carino e curato e, sebbene non vi sia nulla di particolarmente attraente nei dintorni, l'ho rivalutato. Risaliamo oltre le ultime baite e arriviamo ai prati sovrastanti il villaggio da cui inizia il sentiero del TL3 che seguiremo fino a Borgallo e oltre. Pausa pranzo nei prati e poi via, c'è ancora da scollinare sul monte Afra prima di buttarsi in discesa. La cima boscosa è raggiunta senza fatica e poi inizia una mulattiera divertente anche se un pò sconnessa che ci fa sfogare un pò la nostra voglia di discesa dopo la faticosa salita asfaltata fino al villaggio. Finita la mulattiera si segue una carrozzabile in terra battuta che in pochi minuti ci avvolge in una nuvola di polvere finissima che ci finisce ovunque, sugli occhiali, in gola e sulla bici ma che ha il pregio di rendere le foto che scattiamo molto suggestive. Giunti al bivio per Cervara optiamo per continuare a seguire i segnavia TL anzichè aggiungere qualche km di asfalto pur sapendo che il sentiero a toboga fino al Rio Verde assomiglia di più ad una giungla cambogiana che ad un trail ciclabile. A dire il vero la parte alta è abbastanza pulita e divertente (ho le prove !) ma subito dopo iniziano i tronchi che ostacolano il percorso per lunghi tratti. Solo verso la fine si ritorna a scendere un pò in sella ma sempre lottando con rovi e vari arbusti. Usciamo dal sentiero tutti un pò graffiati e ritroviamo Ezio che ci decanta le beltà di due turiste (?) francesi che aveva opportunamente interpellato circa l'eventuale presenza di fonti nei paraggi (mentre la scrivo mi sembra la cosa più assurda della giornata.....cosa ci facevano due francesine nel rio Verde ?!? ). Tuttavia i tronchi e i rovi non sono nulla in confronto alla mezz'ora di passione che ci attende: la salita asfaltata da Borgallo a Grondola (sulla strada per il Bratello) è una mazzata. Ripida senza respiro e sotto un sole implacabile. Ad inizio salita un crampo pazzesco mi morde la gamba: in quel momento ho pensato per qualche secondo di dovermi fermare li e farmi il resto della giornata sul furgone. Dopo qualche secondo di sconforto mi sovviene che ho in dotazione una quantità di Polase buona per una settimana e me ne sparo subito una bustina nella sacca idrica. In pochi minuti fa effetto e lentamente ricomincio a fare girare le gambe arrivando senza troppi patemi a Grondola. Si comincia a provare la fatica per una giornata già lunga e per il tanto dislivello già coperto ma il tratto di strada che ci attende ci permette di recuperare un pò di forze. Dalla strada del Brattello infatti si prende una strada bianca che in lieve discesa ci porta fino a Succisa e poi a Polina. Da qui risaliamo con lieve pendenza fino alla statale della Cisa da cui ci ributtiamo nel bosco in discesa verso Cavezzana d'Antena che raggiungiamo dopo aver superato un suggestivo ponte in pietra ormai completamente ricoperto dalla vegetazione. Da Cavezzana scendiamo a Groppoli dove facciamo un pit stop per salutare Ezio debitamente in sosta di fronte al cimitero, nel caso servisse un servizio rapido. Ormai sono circa le 16.30 e i calcoli di Gianfranco ci dicono che per salire al Groppo del Vescovo rischieremmo di perdere la cena già prenotata a Lagdei dove peraltro non ci fanno sconti sugli orari (un pò tedeschi i ragazzi). Inoltre siamo abbastanza stanchi e quindi si decide di seguire la provinciale del Cirone che, sebbene molto lunga, non presenta sorprese. La salita mieterà molte vittime e mentre Giulio e il Piccio se ne vanno al loro passo e raggiungono con sufficiente scioltezza la cima, nelle retrovie inizia il calvario. Il Balo e il Buccio raggiungono i due apripista con notevole e lodevole sforzo, mentre il sottoscritto, insieme con Gianfranco e Max ci facciamo dare uno strappo per accorciare l'agonia degli ultimi tornanti, qualcuno seduto a bordo e qualcuno in sella ma attaccato alla cintura di sicurezza del furgone a mo' di skilift. Al passo il primo a ripartire verso il Tavola è Marcello che, bello come il sole, aveva elegantemente dribblato la salita al Cirone facendosi scarrozzare a monte dal furgone: considerato tutto scelta da vecchio saggio. Ormai al lumicino delle forze mi avvio come un robottino lungo il sentiero di crinale conscio delle due ripide rampe da fare a spinta prima di arrivare ai prati. La forza di volontà è l'unica forza che mi è rimasta e solo perchè so che si tratta di una salita corta non cedo alla tentazione di buttare a valle la bici e coricarmi a dormire. Superata la recinzione per il bestiame si apre davanti ai nostri occhi il panorama sempre emozionante dell'alta val Parma: è ormai l'imbrunire, la fatica è praticamente finita e posso finalmente coricarmi nella grassa erba dei pascoli e respirare 5 minuti: i 5 minuti più belli (e corti) della giornata; subito i miei compari mi esortano a riprendere il cammino e mentre rimonto in sella si sente Ezio che dalla radio comincia a snocciolare il menù della serata: è un trionfo di polente, salsicce, salumi, arrosti e in quel momento qualcuno ordina "tutto per tutti" che mi sembra il più appropriato degli ordini. Entriamo nella pineta che precede la piana di Lagdei e anche le lievi risalite che normalmente si superano di slancio in sella ci costringono a scendere a piedi, ma ormai non conta più, Lagdei è davanti a noi. La tappa è conclusa e ci siamo tutti. Prima di goderci la soddisfazione dobbiamo ancora correre a lavarci per la cena, la camerata da otto è tutta nostra e in un baleno si trasforma in una caienna di uomini nudi e sudati che si rubano il turno per la doccia: non è ancora il momento della lucidità. Dopo esserci ripuliti ci ritroviamo a cena dove i più allenati possono godersi il meritatissimo pasto mentre noi massacrati siamo così stanchi da non riuscire quasi a mangiare per fortuna ci pensa il Balo a distrarci narrando le avventure di improvvisato freerider del prode Ezio nei bike park in giro per il mondo. Ma nonostante il buonumore generale la giornata mieterà molte vittime poichè il Buccio e Max ci abbandoneranno per problemi fisici mentre il Piccio e Giulio decidono di lasciarci durante la seconda tappa per rientrare in anticipo a Parma per impegni non compatibili con i nostri (poco attendibili) orari. Dopo la cena salutiamo Ezio e il Buccio che se ne tornano a casa e alla spicciolata andiamo a dormire troppo stanchi per pensare a cosa ci attende il giorno dopo. DAY TWO Il mattino ci restituisce la lucidità e dopo la colazione anche le forze sembrano essere tornate. Mentre prepariamo il materiale arriva Maestro Mik da Parma con il furgone di Parma Sport carico di bikers assatanati che scalpitano dalla voglia di scorrazzare per l'appennino: Nick, la quarta guida CAI del cioppo, MaxL, Marco, Filippo e il Tardux. Un altro gruppo composto da Nicola, Sergio e Franz arriva autonomamente e dopo aver bardato i loro manubri con la targa del pedalaitalia siamo pronti a partire in 14 verso i Lagoni. Il Chiappo ci immortala prima del via e dopo averlo salutato diamo lo start. Raggiungiamo presto i Lagoni che resta sempre un posto molto suggestivo nonostante per noi parmigiani sia molto famigliare. Ripartiamo dopo esserci compattati per la breve ma intensa salita verso il passo della Colla. Anche al passo facciamo pochi convenevoli e ci ributtiamo in picchiata lungo la lunga strada bianca che scende verso Valditacca in alta val Cedra. Transitiamo per il centro del paese e quindi svoltiamo a destra verso Trefiumi che in breve raggiungiamo via asfalto evitando le varie divagazioni possibili nel bosco. Alle porte del paese di ricompattiamo per arrivare uniti nella piazzetta centrale dove è stato allestito in nostro onore da parte del comune di Monchio un lauto punto ristoro (grazie Gigi !). Il prosciutto, il salame, il parmigiano e, perchè no, la malvasia ci danno ancora più buonumore di quanto già non ci fosse ma soprattutto ci permettono di riempire lo zaino di viveri per il resto della giornata: le crisi di fame sono scongiurate ! Dopo qualche foto di rito col sindaco che per l'occasione non manca di indossare la fascia tricolore, ripartiamo salutando calorosamente i nostri ospiti. Da Trefiumi saliamo regolari per asfalto fino a Rimagna e, dopo aver scollinato alla Bastia, raggiungiamo in discesa Rigoso in val d'Enza. Salutiamo qui il Piccio e Giulio che scenderanno in bici in città. Anche qui facciamo onore al paese attraversando il borgo e proseguimo per il Lagastrello; c'è vento e le nuvole coprono il crinale, si spera che il "mostro" decida di fermarsi li, come capita spesso. Arrivati al ponte svoltiamo sul lato opposto della valle dove ci attende Mik col furgone. Dopo il solito ricompattamento lasciamo la strada per il sentiero CAI per il monte Acuto: si ricomincia a salire. Dopo aver dato un rapido sguardo al lago artificiale e ad una bella maestà posta all'inizio del sentiero incominciamo la salita tra un alternarsi di pedalate e spinte ma mai faticose. Lasciato un primo bivio per Succiso proseguiamo diritti fino a raggiungere un ripiano erboso dove dobbiamo svoltare decisamente a sinistra. Da qui inizia un leggero saliscendi che poi diventa una decisa discesa che ci porterà in pochi minuti a scendere verso il torrente Liocca presso Succiso. Al torrente non è necessario trovare il ponte sommerso dalla vegetazione poichè la penuria di pioggie ha fatto scendere molto il livello dell'acqua e possiamo tutti divertirci a guadare il torrente. Qui in maggio c'era oltre un metro d'acqua e una corrente molto forte: per superare questo guado impiegai circa 30 minuti (per scoprire subito dopo il ponte poco a valle). Proseguiamo su asfalto per Succiso Nuovo dove sostiamo presso il centro visite del Parco Nazionale per il pranzo al sacco. Approfittiamo del bar per un caffè e un gelatino e poi ripartiamo per l'ultima salita lunga del giorno: il passo della Scalucchia. Marcello fa il bis strappando un passaggio in furgone a Mik mentre noi ci mettiamo l'animo in pace per la prossima oretta e partiamo. La salita della Scalucchia in realtà non è durissima poichè le pendenze sono moderate e costanti fino in alto. Arriviamo alla spicciolata sul passo da dove possiamo vedere per la prima volta le cime della valle del Secchia che si apre davanti a noi. Da qui fino al passo dell'Ospedalaccio sarà un leggero saliscendi che non ci dovrebbe impensierire. Si prende una carrareccia all'inizio della discesa dal passo e la si segue senza tema di sbagliare fino alla meta. Il percorso non è mai noioso presentando alcune discese sconnesse su pietre e piccoli tratti di sentiero molto tecnico dove qualcuno prova a restare in sella. I panorami sono molto belli anche se l'estate molto secca ha prosciugato tutto: a Capiola un ruscello a maggio impetuoso è diventato un letto di sassi, il Secchia che guadiamo poco oltre è altrettanto asciutto. Certo per noi bikers l'asciutto è una manna ma la differenza tra questa primavera risalta parecchio penalizzando un poco la scenografia comunque superba. Senza apparente fatica arriviamo al Passo dell'Ospedalaccio e possiamo quindi vedere gli alberghi del passo del Cerreto sotto di noi. Ci aspetta però l'ultima discesa che si presenta come molto allettante: un single track nei pascoli si avvia verso il bosco e lo aggrediamo con libidine. Anche nel bosco il single track continua e quindi il divertimento ci accompagna fino alla fine della tappa: il sentiero infatti termina esattamente nel giardino del bar sul passo dove arrivo felice pregustandomi la birra gelida che mi aspetta. Missione compiuta. Traversata Appenninica Passo Cento Croci-Passo del CerretoWidget powered by EveryTrail: GPS Community Foto da Flickr: DAY ONE: http://www.flickr.com/photos/bikemonkey/sets/72157622060427389/ DAY TWO: http://www.flickr.com/photos/bikemonkey/sets/72157622185611698/ Diario da www.mtbcai.it con le bellissime foto del Balo http://www.bike8000.it/pedalaitalia/diario55.htm http://www.bike8000.it/pedalaitalia/diario56.htm Dalla Gazzetta di Parma del 3.9.09
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