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Epic Rides #3 - La Via Vandelli - Lucca/Massa (2003) La Via Vandelli è una strada mitica. Lo è stata per chi l'ha progettata e poi per la fama che si è creata fin dalla sua inaugurazione. Oggi la è per gli escursionisti ma soprattutto per i bikers che si ritrovano ad affrontare un percorso che in alcuni tratti rappresenta la sublimazione del perfetto percorso offroad.
Immagine tratta da Wikipedia L'idea di fare questa strada è nata navigando in internet alla ricerca di qualche percorso interessante nella zona di Massa dove vado solitamente al mare. Le Apuane, mi dicevo, avranno pure uno straccio di sentiero dove far correre le mie gomme grasse. E fu così che trovai resoconti e foto di un percorso che dopo 2 minuti mi aveva già messo i brividi. Pensare di poter affrontare le Apuane dalla cima al livello del mare dava già la sensazione di una bella picchiata ma fu vedere alcune foto di questa strada e soprattutto di leggerne la storia e varie leggende su di essa che mi fece prendere la decisione di farla. Come sempre quando si tratta di "epic rides" non appena ne parlai a Nick trovai subito la spalla per supportarmi in questa idea. Fu così che durante una vacanza di Giugno affrontammo "la Via". L'idea non era quella di fare una traversata da Modena a Massa, come sarebbe stato il tracciato originale, ma di affrontare solo il tratto "mitico" che dal passo della Tambura, sulle Alpi Apuane scendava fino a Resceto. Per realizzare questo percorso occorrevano due macchine: con una saremmo arrivati fino ad Arni dove avremmo iniziato la nostra pedalata per aggirare il monte Tambura e risalire al passo dal versante Garfagnino, l'altra ci avrebbe aspettato a Marina di Massa per riportarci, dopo esserci rifocillati, a recuperare il primo mezzo. Purtroppo di questa epic ride non ho nessuna foto poichè non avendo ancora una macchina digitale l'idea di portarmi 5 kili di Reflex nello zaino mi aveva scoraggiato non poco: un rammarico a cui dovrò assolutamente rimediare rifacendola ancora ! Il percorso prevede una salita per strade marmifere e una discesa nel versante garfagnino tra i boschi. La salita per raggiungere il passo Tambura è completamente a spinta ma non massacrante. Il consiglio che do per evitare si soffocare dall'umidità è di partire molto presto alla mattina e comunque di portare molta acqua. L'arrivo sul passo è una sensazione eccezionale: ti senti come un bambino che sta per aprire i regali di Natale....ed è un pò così. L'altra sensazione che provi di rispetto. Hai la consapevolezza di affrontare con un bicicletta (ricordiamocelo) uan strada che oggi è percorribile, non senza fatica, solo da escursionisti a piedi, ma soprattutto ti trovi in un ambiente di alta montagna su un percorso che sembra "appeso" ai fianchi paurosamente verticali delle vette circostanti. Sicuramente la parola più idonea per descrivere questa sensazione è di certo "VERTIGINE". Per noi uomini di appennino le apuane sono in effetti un ambiente terribilmente ostile poichè si ergono verticali sopra e sotto di noi esponendoci continuamente sul vuoto. Una sensazione che nei "dolci appennini" non è così frequente. A quel punto, assorbite tutte queste emozioni e ricontrollata un ultima volta la bici siamo pronti per la "discesa perfetta". Non posso dire che la discesa sia tutta rose e fiori: il primo pezzo è abbastanza sconnesso, stretto e esposto (in realtà la strada è tutta esposta !) mentre il resto è stato sistemato direi con cura, tuttavia occorre sempre grande prudenza e un briciolo di preparazione fisica. Discese di questo tipo non sono affrontabili come se stessimo facendo l'uscita dietro casa: le mani e le braccia faranno male e il mezzo deve essere accuratamente preparato. Nel mio caso la mia front con 8 cm di escursione all'anteriore non era certo il mezzo più adatto per godersi appieno la discesa, tuttavia sono enormemente orgoglioso di poter dire che l'ho fatta tutta in sella dall'inizio alla fine. Direi che oggi l'ideale sarebbe affrontare questo percorso con una bici da freeride leggero (non dimentichiamoci della salita !). Anche le biammortizzate da all mountain/marathon avrebbero il loro bel daffare sulle pietre e sulle canaline di scolo. Posso anche dire che parlando con altri biker di questa strada ho sempre colto nei loro occhi un che di rispetto e quel pizzico di sana invidia che ognuno di noi prova quando legge delle imprese altrui, segno che questa strada è diventata ormai nell'immaginario collettivo del popolo dei bikers una "icona" del MTB italico. Altre Informazioni: |