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Secondo una ricerca condotta da Nielsen per conto di Audible, nel corso del 2019 il fenomeno podcast ha registrato una crescita significativa anche in Italia, con 1,8 milioni di ascoltatori in più rispetto all’anno precedente. Lo studio si è concentrato sull’ascolto, ma come potrà confermare empiricamente qualsiasi appassionato, negli ultimi tempi sono aumentati a vista d’occhio anche i nuovi podcast originali, soprattutto nell’ambito dell’intrattenimento. La tendenza si può addurre alla nuova rilevanza culturale del fenomeno e alla sua diffusione (alcuni sostengono che i podcast siano i nuovi blog, per dire), ma anche alla facilità con cui oggi, rispetto a qualche anno fa, si può produrre un podcast di buona qualità.

Non servono attrezzature complesse e in alcuni casi, a secondo di ciò che si vuole realizzare, basta addirittura lo smartphone.
Dalla registrazione alla post-produzione (editing, per gli anglofili) alla pubblicazione e distribuzione: per ogni passaggio del processo di produzione di un podcast esiste oggi un servizio o un software gratuito che vi permetterà di realizzare un programma, come si suol dire, con poca spesa e molta resa. La parte più difficile, insomma, rimane soltanto l’ideazione e la scrittura: su quello non possiamo aiutarvi, ma per tutto il resto eccovi qualche indicazione utile per creare e pubblicare il vostro primo podcast.

Microfoni e accessori

Per registrare un podcast con una qualità audio sufficiente non servono attrezzature da studio radiofonico. Certo, la qualità che otterrete non sarà probabilmente quella dei programmi di un’emittente più blasonata, ma la fedeltà del microfono del vostro iPhone o del vostro smartphone Android, se non lo avete mai provato prima, vi stupirà positivamente. Ebbene sì, per registrare un podcast che sia piacevole da ascoltare vi basta aprire la vostra app di registrazione (“Memo Vocali” su iPhone; su Android si chiama di solito “Registratore”) e iniziare a parlare. Bastano poche accortezze per ottenere un audio cristallino: tenere il microfono del telefono non troppo attaccato alla bocca per evitare il fastidioso effetto “pop” sulle “P”, ed evitare di registrare in luoghi eccessivamente rumorosi. Per esperienza personale possiamo dirvi che, utilizzando un’iPhone, un Google Pixel o uno smartphone Samsung Galaxy il risultato è buono anche quando i rumori di fondo sono abbastanza forti (brusio indistinto di un ristorante, rumori di veicoli su una strada, il vociare distante delle persone). L’intelligenza artificiale di iOS e Android, infatti, riesce di solito ad isolare molto bene la nostra voce e a migliorarne in automatico la resa.
I rumori di fondo, a seconda dell’argomento del vostro podcast, non sono sempre un disturbo, a volte creano atmosfera e “riempiono” il silenzio di fondo che in ambito radiofonico si tende ad eliminare con un tappeto audio di sottofondo.

Microfoni USB

Se invece vorrete fare il salto ad una qualità superiore, dovrete investire qualche soldo in un microfono USB – facile da collegare al computer – e in un filtro pop. Online potrete trovare microfoni per tutte le tasche, ma il nostro consiglio è di orientarvi su un microfono a condensatore USB. I più diffusi fra i podcaster sono certamente quelli della famiglia Blue Yeti. Per iniziare il modello Blue Yeti Nano è forse uno dei migliori, ma si trovano anche modelli meno recenti, come il Blue Yeti standard che su Amazon è possibile comprare più o meno allo stesso prezzo (dai 95€ ai 120€, a seconda dei colori e di eventuali offerte). Chi avesse un budget più ridotto può provare coi modelli del marchio Samson (come il Meteor, ad esempio), mentre chi cerca una qualità ancora superiore può orientarsi su un modello Rode. In generale il nostro consiglio è di verificare che il microfono sia a condensatore e di evitare di spendere meno di 50€, perché difficilmente si troveranno in questa fascia soluzioni qualitativamente soddisfacenti. Il rivenditore online tedesco Thomann, ad esempio, offre alcune soluzioni a marchio proprietario “t.bone” che hanno buone recensioni e costano relativamente poco (come ad esempio il t.bone SC240). Qualsiasi microfono decidiate di compare, accompagnatelo in ogni caso con due accessori: un filtro anti-pop (va benissimo il classico “cappuccio” nero di spugna, costa pochi euro) e un braccio regolabile a sospensione da scrivania per tenere il microfono alla distanza giusta dalla bocca ed evitare che raccolga ogni vibrazione del tavolo a cui siete seduti.

Registrazione e postproduzione

Il consiglio che ci sentiamo di dare al podcaster in erba che non avesse alcuna esperienza con l’home recording, è di mantenere la fase di produzione delle puntata quanto più semplice possibile. Certo, realizzare imponenti montaggi audio con effetti, tagli, voci fuori campo è un’aspirazione legittima, ma parliamoci chiaro: in un podcast informale che non abbia velleità da radiodramma sono tutte complicazioni che si possono tranquillamente evitare.

Per i software di registrazione e montaggio (in gergo tecnico DAW) non dovrete spendere un euro: chi ha un Mac può usare GarageBand (il programma con l’icona della chitarra elettrica, per capirci); chi ha un PC Windows (o Linux) può invece scaricare Audacity. Entrambi sono software abbastanza intuitivi: chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i computer può impararne i rudimenti in una mezz’ora. Qui il consiglio è di rivolgervi a YouTube: troverete decine di tutorial che vi spiegano le basi di ciascun programma, come impostare una nuova traccia, come avviare la registrazione o come esportare l’mp3 della registrazione.

Pubblicazione e distribuzione

Una volta registrata una puntata, il passaggio successivo è la creazione del podcast vero e proprio. L’infrastruttura di distribuzione è complessa e ci sono moltissimi dettagli tecnici in cui è possibile perdersi, dalla creazione di un feed RSS all’iscrizione del podcast alle varie piattaforme, dalla suddivisione in capitoli del file, alla definizione dei metadati di ciascuna puntata.

La buona notizia è che per pubblicare il vostro podcast non vi servirà conoscere nulla di tutto questo, perché esistono servizi che fanno già tutto per voi: basta iscriversi, creare il podcast e definire le informazioni di base, procedere a caricare le nuove puntate, scriverne titolo e descrizione e infine pubblicare.

Una delle piattaforme più diffuse si chiama Spreaker (gli appassionati la conosceranno anche per i podcast che produce e distribuisce) ed è gratuita per episodi di durata massima di 15 minuti (con 6$ al mese il limite passa a 45 minuti e si possono inserire le pubblicità). Un’altra piattaforma molto diffusa e semplice da usare è Anchor.fm: facile, colorata, divertente: la abbiamo provata a lungo in passato e funziona molto bene.
L’altra opzione è SoundCloud, che offre pure un piano gratuito con limiti di tempo. SoundCloud è conosciuta principalmente come piattaforma per musicisti indipendenti, ma grazie alla disponibilità di un feed RSS pubblico è possibile sfruttarla anche per i podcast. Servirà in questo caso un passaggio in più, e cioè l’iscrizione manuale del feed nelle directory di Apple Podcast, Spotify, PocketCasts e altre piattaforme di distribuzione. Tramite questo link le piattaforme saranno in grado di recuperare la posizione web del file audio e mostrare le puntate nella pagina del nostro podcast.
Quest’ultima è una soluzione che però ci consigliamo di sconsigliare ai principianti assoluti, che si troveranno invece maggiormente a proprio agio con soluzioni tutto incluso come Spreaker e Anchor, appunto. Citiamo per dovere di cronaca fra le altre opzioni anche Transistor (molto buona), Blubrry e Libsyn, che tuttavia sono utilizzate soprattutto in America, sono disponibili solo in inglese, e offrono solo piani a pagamento pensati per un pubblico professionale.

Piattaforme all-in-one

Spreaker e Anchor FM meritano infine un’ulteriore menzione a parte. Entrambi i servizi infatti offrono una suite completa di strumenti gratuiti che accompagnano il podcaster dalla registrazione alla distribuzione del proprio programma su tutte le maggiori piattaforme di podcast. A questo scopo Spreaker mette a disposizione addirittura una DAW dedicata. Si chiama Spreaker Studio, è gratuita ed è compatibile con Mac, PC, iOS e dispositivi Android. È un software completo che si può utilizzare con qualsiasi microfono o direttamente con il microfono del proprio dispositivo e che si connette direttamente alla fase di elaborazione e distribuzione del podcast su Spreaker (la piattaforma).

Anchor FM offre una soluzione analoga che guida l’utente dalla creazione del podcast alla sua distribuzione, ma con una differenza sostanziale: tutto si svolge esclusivamente sullo smartphone. La scelta di mantenere l’app solo su dispositivi mobili non è una limitazione: Anchor permette di montare spezzoni audio differenti in un unico episodio, di registrare chiamate VoIP con altri utenti (ad esempio un ospite da intervistare), di aggiungere effetti e infine di salvare tutto nella memoria del proprio account e poi pubblicare. Come per tutti i servizi gratuiti, c’è un elemento da tenere di conto: Anchor può inserire le proprie pubblicità nel vostro audio e collegare al vostro podcast il proprio nome a fini promozionali (ad esempio tramite l’inserimento del logo nella copertina del vostro podcast). Rimane comunque una delle soluzioni più semplici per creare un podcast da zero, soprattutto per chi non ha alcuna esperienza pregressa nell’ambito della produzione audio.


Come sapete, da qualche tempo vi proponiamo i contenuti video di BadTaste.it anche in versione podcast. Le videorecensioni dell’area cinema e fumetti sono già disponibili sulla piattaforma SoundCloud e su Apple Podcasts, ma da qualche giorno potete scegliere di ascoltarle anche su Spotify, uno dei più importanti servizi streaming al mondo.

I podcast vengono aggiornati regolarmente ogni volta che pubblichiamo le videorecensioni, e sono un ottima alternativa per sentire i nostri contenuti per esempio quando siete in viaggio. Abbiamo anche iniziato a caricare i nostri videoblog settimanali: nel corso dei prossimi mesi amplieremo la nostra offerta di videorecensioni anche alla sezione tv e videogiochi, inoltre caricheremo i podcast anche di videointerviste in italiano e di altri contenuti video.

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In queste settimane stiamo anche procedendo a una serie di ottimizzazioni per rendere la navigazione sul sito ancora migliore. Abbiamo inoltre attivato un blocco per chi utilizza AdBlock, chiedendo di disattivarlo oppure di diventare sottoscrittori (con il profilo da 15 euro non vedrete pubblicità sul sito per un anno). Ci teniamo molto a sensibilizzare i nostri lettori su questo argomento, e stiamo sperimentando vari modi per comunicarvi al meglio l’iniziativa delle sottoscrizioni: è infatti il modo migliore per sostenere direttamente il nostro lavoro e dare un futuro di crescita alla nostra realtà. Potete diventare sottoscrittori cliccando qui!

 

 

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Centro per l'impiego

Centro per l'impiego © AndriaLive

In merito alla questione della chiusura del centro per l'impiego è intervenuto il commissario prefettizio, Dott. Gaetano Tufariello, con una propria nota: «In relazione alle notizie diffuse nei giorni scorsi relativamente alla chiusura del Centro per l’impiego di Andria è necessario effettuare alcune precisazioni.

Come è noto il Comune di Andria ha già espresso nei mesi scorsi la volontà di continuare ad avere sul proprio territorio il Centro per l’Impiego e le interlocuzioni tecniche in corso con la Regione Puglia serviranno a chiarire le modalità di attuazione.

A seguito della approvazione della legge Regionale n. 29/2018, istitutiva dell’ARPAL, è necessario, infatti, chiarire le modalità tecnico/finanziarie finalizzate al mantenimento delle articolazioni territoriali.

La situazione finanziaria dell’Ente, inoltre, impone un’attenta valutazione in ordine ad una corretta valorizzazione degli immobili comunali e, quindi, nello specifico in merito alla possibilità di prevedere un canone o una forma di compartecipazione alle spese da parte dell'ARPAL, per le attività del Centro per l’impiego di Andria, da stabilire secondo le modalità previste dalla normativa vigente anche con il coinvolgimento dell’Agenzia del Demanio territoriale, alla quale verrà immediatamente richiesto di stabilire un congruo canone di locazione.

I settori Comunali interessati dalla questione, stanno proseguendo il lavoro in tal senso, avendo avviato da tempo una costante interlocuzione con l’Arpal (Agenzia Regionale Politiche Attive del Lavoro della Regione Puglia), - afferma il Commissario Straordinario, dott. Gaetano Tufariello -, questa attività servirà a chiarire tutti gli aspetti tecnici che verranno recepiti nella convenzione per l’utilizzo dei locali comunali in via Potenza, precedentemente occupati dal Settore Ambiente e Mobilità».



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QuiteRSS è un feed reader formato desktop, un programma che permette di personalizzare completamente l’esperienza informativa dell’utente senza necessità di server telematici esterni.

Se i feed
reader
, per loro stessa natura, tendono
a dare il meglio
quando agiscono sotto forma di servizi Web ospitati sui
server di Internet come
l’ottimo Inoreader
, software del calibro di QuiteRSS
continuano a servire le necessità di chi
preferisce gestire le proprie sottoscrizioni RSS/Atom all’interno di una
familiare e comoda interfaccia locale
.

QuiteRSS è
insomma un feed reader in formato desktop, un programma open source che
permette di abbonarsi ai feed delle fonti di informazione Web e gestirle in
locale, un progetto che ha recentemente
superato l’ottavo anno di attività e che continua a essere sviluppato
e
aggiornato con regolarità ancora oggi.

Con QuiteRSS è possibile filtrare i diversi feed
dei nostri abbonamenti, impostare liberamente un proxy, importare o cercare i feed a partire da un singolo URL, abilitare/disabilitare
la visualizzazione delle immagini, consultare un articolo tramite il browser
interno del programma (basato su Webkit)
e molto altro ancora.

L’ultima versione di QuiteRSS distribuita in questi ultimi giorni (QuiteRSS 0.19.2) aggiunge una nuova modalità scura all’interfaccia del software, corregge i problemi con le librerie msvcp140.dll e vcruntime140.dll (su Windows), con le immagini non visualizzate in alcuni feed e con l’incorretto funzionamento dei filtri durante l’aggiornamento dei feed.

Pagina ufficiale del download di QuiteRSS 0.19.2 per Windows, Linux, macOS, OS/2 ecc.

PCProfessionale © riproduzione riservata.


Calibre: il convertitore per ebook, come usarlo?

E’ diventato ormai un oggetto di uso comune il lettore ebook, l’attrezzo che vi permette di avere un’intera biblioteca in borsa sempre con voi ovunque volete! Il funzionamento di un lettore ebook è veramente semplice c’è da sapere però che legge diversi formati e che non sempre vi si può caricare un pdf o un altro formato a caso.

Alcuni formati sono predisposti appositamente per certi lettori ebook, come il .mobi che è compatibile con il Kindle di Amazon. Ma il formato più diffuso è l’epub che può essere letto praticamente da tutti gli e-reader e che ha il vantaggio di avere un testo ben formattato di cui si può regolare bene la grandezza dei caratteri.

Altri formati esistenti sono: Cbz, Cbr, Cbc, Epub, Fb2,
Html, Lit, Lrf, Odt, Prc, Pdb, Pml, Rb, Rtf, Tcr e Txt, Azw3, Fb2,
Oeb, Lit, Lrf, Mobi, Pdb, Pml, Rb, Pdf, Tcr e Txt.

Come usare Calibre per convertire gli ebook

Ottenere questi formati partendo da un semplice pdf o word è semplice basta utilizzare questo piccolo programma che converte tutti i formati e che vi funge da archivio, è molto utile anche per leggere i formati epub per cui diversamente occorrono altri programmi per essere letti sul pc.

Dunque per poterlo iniziare ad usare dovete scaricarlo da qui https://calibre-ebook.com/ sulla schermata principale troverete le varie opzioni per caricare i libri, per convertirli nel formato che vi occorre, per ordinarli e salvarli.

Vi è anche un motore di ricerca per facilitare la localizzazione di un determinato ebook, potete inoltre inserire tag ed appunti ed infine vi è integratore un secondo motore di ricerca che vi consente di prelevare info sul libro dal web per poter più facilmente organizzare la vostra biblioteca.

Inoltre si tratta di un programma, Calibre, che
gestisce le feed news così che chi lo usa rimanga sempre aggiornato,
attingendo alle notizie che vengono scaricate dal web e dalle
sorgenti RSS.

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