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Stairs, l’incubo della routine quotidiana secondo Angelo Giordano – Cinema News


Immaginate che la routine di ogni giorno si trasformi nel vostro peggiore incubo. Ma non è un sogno, la sveglia ha appena suonato. Angelo Giordano, sceneggiatore e regista, vi porta dentro la psiche umana, in un labirinto apparentemente senza uscita. La storia è quella di un uomo che come ogni giorno si sveglia per andare a lavorare. Compie i soliti gesti abitudinari, controlla il figlio che dorme ed esce di casa. Costretto, dal malfunzionamento dell’ascensore, a prendere le scale si rende conto di non arrivare mai all’uscita. I piani si ripetono all’infinito, l’uomo inizia ad andare più in fretta, si affanna, corre, è confuso e non capisce cosa succede. Entra così, in un loop paranoico asfissiante, persino pauroso quando si accorgerà che non è da solo. L’uomo, interpretato da Gianluca Giordano, è costantemente inseguito dal tempo, l’ora è tarda e quando sembra essere giunto a destinazione, il viaggio ricomincia. Un incubo per chiunque debba svegliarsi presto la mattina, e avere a che fare con il tempo, in una vita sempre in ritardo sulla tabella di marcia. 

Il cortometraggio, dalla durata di 12:25 minuti, si rivela un thriller dalle molteplici letture. Proposto in bianco e nero, sembra che l’unico modo per sfuggire al tempo sia la morte, quest’ultima ridà colore alla vita, ma tutto ciò si rivela solo una pia illusione. La scelta del bianco e nero parziale, ci sono parti a colori, denota un utilizzo intelligente del mezzo e non fine a sé stesso. Così come il bel twist finale che alterna disperazione e speranza in un finale inatteso.  Angelo Giordano si dichiara appassionato di horror, e di essersi ispirato alle atmosfere dei film di David Lynch e Ingmar Bergman. Di fatto, il potenziale esplorativo della storia è facilmente associabile alle esperienze che hanno realizzato i suddetti artisti. Sulla scelta del bianco e nero, il regista ha detto che per lui rappresentano angoscia e tristezza nella vita del protagonista.

Le musiche originali, a cura di Alessandro Pennino, per lo più composte al piano associano nell’immaginario dello spettatore i gradini delle scale con i tasti bianchi e neri del piano forte. Una scelta azzeccata che aiuta l’atmosfera di suspense alternando i ritmi. Inoltre, il loro mescolarsi ai suoni risulta naturale. È evidente il buon lavoro di montaggio audio e video, al fine di realizzare un’opera scandita, comunque, dalle lancette dell’orologio. In conclusione, Stairs concentra il tema del tempo in un cortometraggio che pone l’uomo come soggetto schiavo in un disegno più grande. Non a caso, spesso, ritroviamo il protagonista circondato da solo nero, come lo è uno dei suoi dipinti. Un cortometraggio che riesce sapientemente a non dare risposte, ma suscita riflessioni e quesiti nello spettatore.

 

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